Dalla fine del 2005 si è saldamente installata nel mondo mediatico la credenza che Wikipedia sia superiore alla Encyclopaedia Britannica. E poiché le credenze infondate sono come i virus, questa ha preso il largo e ha cominciato a inocularsi anche nella pubblicistica italiana di qualche pretesa.
La voce si è diffusa a partire dalla pubblicazione, su www.nature.com, di uno ‘studio’ che confrontò un campione di voci delle due enciclopedie e decretò en.wikipedia.org (ossia la versione in inglese) essere solo del 32% meno accurata della blasonata concorrente.
Cominciamo col dire che sono stati dei giornalisti, non degli scienziati, a selezionare gli esperti e preparare la metodologia. Nature Publishing Group è l’azienda che fra le altre cose pubblica l’autorevole Nature, ma il suo sito web non è fatto da ricercatori di scienze della vita o da provati esperti d
i metodi quantitativi, bensì da divulgatori scientifici –peraltro bravissimi, com’è tipico della tradizione anglosassone. Ecco, così, che l’appellativo di “studio” risulta un tantino ampolloso e anche fuorviante, in quanto induce a credere che degli studiosi abbiano pubblicato sul journal Nature un lavoro scientifico peer-reviewed. Non è così: nessuno scienziato ha paragonato Britannica e Wikipedia. Semmai, dei giornalisti esperti di divulgazione scientifica hanno scelto (commettendo gli errori di cui diremo più avanti) dei campioni e li hanno sottoposti a dei veri scienziati per ottenerne dei pareri.
In quell’autunno 2005 Wikipedia si trovava, incolpevole, sotto attacco per parecchi “scandali informativi” occorseli (falsi, atti vandalici, attacchi a personaggi pubblici), e l’impressione degli addetti ai lavori fu che nature.com pubblicasse quella agiografia per darle una mano. Questa impressione nasceva dal fatto che il progetto fu voluto da un redattore di nature.com fortemente appassionato di collective intelligence. Dunque, una persona incline a sovrastimare il ruolo del “wisdom of crowds”. (Giova ricordare qui il motto, ironico, del giornalismo americano: “Oh God, never let the facts interfere with my opinions!”)
Naturalmente i media, assolutamente non in grado di apprezzare le sfumature che abbiamo sin qui riferite (e figuriamoci i media italiani, divoratori di fanfaluche a go-go), si limitarono a riecheggiare il comunicato-stampa di nature.com e riferirono ciecamente la bottom-line: Wikipedia, gratuita e fatta da sconosciuti, è di poco meno accurata della Britannica!
La Britannica ha risposto a suo tempo, evidenziando i limiti del metodo di confronto utilizzato da Nature (vedi qui), facendo fra l’altro osservare che quattro (su 50) delle voci di Britannica utilizzate non erano tratte dall’enciclopedia bensì da altre pubblicazioni-sorelle e minori; che alcuni dei pezzi sottoposti ai reviewer come se fossero singole voci di Britannica erano in realtà collage di voci diverse; che altri pezzi erano solo degli estratti; e che alcuni dei luoghi riportati come “errori” da Nature erano in realtà questioni interpretative.
Ma la notizia ormai era passata, e un giornalista non tornerà mai a rivedere una press release di cui ha fatto copia&incolla in passato.
La replica di Nature alle critiche di Britannica non fu del tutto convincente, almeno per me, ma poco importa, perché lungo e sostanzioso è l’elenco delle critiche che si possono aggiungere a quelle già sollevate da Britannica:
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Nature non ha scelto voci a caso dalle due enciclopedie, bensì solo voci della categoria scientifica. Ora, le voci molto specialistiche, come sono quelle scientifiche, anche in Wikipedia sono ovviamente scritte da esperti accademici (guardare per credere. Del resto, chi volete che compili voci come “Homo heidelbergensis”, “Epitaxy” o “Kinetic Isotope Effect”?), esattamente come lo sono in Britannica. Ecco, dunque, che l’analisi di Nature lascia fuori proprio la parte di Wikipedia che intriga maggiormente, ossia quella scritta da non esperti istituzionali, e che verosimilmente avrebbe mostrato molti più errori nel raffronto con un’enciclopedia professionale;
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Nature ha scelto voci che si somigliassero come lunghezza. Dunque, ha trlasciato le entry meno “enciclopediche” di Wikipedia, quelle prolisse e spesso interminabili, che sono proprio quelle che contengono più errori;
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Per omogeneizzare la lunghezza delle voci (che in Wikipedia tendono a essere più lunghe), Nature ha accorciato alcune delle voci di Wikipedia, per esempio rimuovendo bibliografie ed esempi. In questo modo, ha rimosso blocchi di Wikipedia (assenti da Britannica) che avrebbero potuto contenere errori;
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Nature non ha considerato come errori le frasi scritte male (dunque non comprensibili) che gli esperti avevano segnalato come tali. E siccome è quasi certo che la maggior parte di queste fossero in Wikipedia, ecco che Britannica è stata penalizzata anche per questa via (la Wikipedia italiana è al 75% scritta in un italiano assai mediocre; quella in inglese molto meglio. Tuttavia, i testi non vengono ripassati da editor professionali, come nel caso di Britannica);
Insomma: Il confronto Britannica-Wikipedia effettuato da Nature nel 2005 non riguardava le enciclopedie nella loro interezza ma solo le loro voci scientifiche. Nonostante errori metodologici compiuti nel confronto, che hanno penalizzato Britannica, Wikipedia si è rivelata contenere il 32% di errori in più. Se il confronto avesse riguardato le due enciclopedie globalmente e non solo le voci scientifiche, è lecito pensare che Wikipedia ne sarebbe uscita anche peggio, in quanto le sue voci non-scientifiche non sono scritte da esperti istituzionali ma da dilettanti.
Questo non significa che Wikipedia non sia un magnifico progetto che sta dando risultati migliori del previsto. Ma certo non avalla le sciocchezze che abbiamo sentito e stiamo ancora sentendo sul confronto con Britannica.
[Paolo Magrassi, 2007]