Gentili Signori,
sul sito di PattiChiari si legge:
“L’Italia è caratterizzata da due aspetti in contraddizione tra loro:
a un elevato tasso di risparmio si contrappone il modesto livello
di educazione finanziaria di gran parte della popolazione”
Ahinoi, il livello di educazione finanziaria sembra essere modesto anche tra le banche e, di conseguenza, nell’ABI e fin dentro a Patti Chiari.
La prova? Eccola.
In occasione della caduta di Lehman Brothers Holdings Inc. e delle società controllate, sia la mia banca (Fideuram) sia il consorzio Patti Chiari si sono comportati in modo molto deludente.
Il risparmiatore (il sottoscritto) si era affidato a una banca che per missione ha la gestione patrimoniale dei clienti. Egli, di conseguenza, acquistato un certo lotto di obbligazioni Lehman in piena consapevolezza del grado di rischio (moderato) incorso, è tornato a dedicarsi al suo lavoro e non si è più curato dell’investimento, sicuro di poter confidare nella vigilanza del suo gestore in caso di gravi inconvenienti.
Il gestore (Fideuram), a sua volta, si è affidato in toto al Consorzio Patti Chiari. Azione molto opinabile dal mio punto di vista, considerato che io avevo scelto Fideuram, e non altri, per la gestione del mio risparmio. Ma forse Fideuram pensava di affidarsi a qualcuno più competente di essa stessa. Sbagliato.
Patti Chiari è venuto a conoscenza del crack Lehman solo il giorno in cui la medesima società ha chiesto l’amministrazione controllata presso il Southern District of New York. Questo significa che Patti Chiari non solo non segue da vicino le vicissitudini dei mercati finanziari (ecco la prima prova del “modesto livello di educazione finanziaria”), ma non legge neppure i giornali.
Infatti, il deterioramento al quale è andata incontro la banca Lehman e dunque la sua solvibilità (specie in rapporto a obbligazioni non garantite, come quelle contenute nella lista di Patti Chiari fino al 15.09.2008) è stato esponenziale a partire da almeno il marzo 2008, con la caduta di Bear Stearns:
- Nel secondo trimestre del FY2008 Lehman Brothers ha riportato perdite per 2,8 miliardi di dollari (senza precedenti nella sua storia) e ha dovuto sbarazzarsi di 6 miliardi di dollari in asset. Nella sola prima metà dell’anno, il titolo azionario Lehman ha perso il 73% del suo valore;
- Il 15 luglio 2008 il Wall Street Journal (“The Fed Limited Short-Selling Fannie, Freddie and Lehman: Will it Work?”) informa che il rischio di Lehman è cresciuto del 34% a partire da marzo;
- Nell’agosto 2008, pochissime settimane prima della divulgazione dei risultati del terzo trimestre, Lehman ha annunciato di apprestarsi a licenziare il 6% della forza-lavoro (1.500 persone):
- Il 29 agosto 2008 il New York Times (“For Lehman, More Cuts and Anxiety“) definisce Lehman “l’azienda più mal messa di Wall Street”, parla delle misure draconiane che ci si attendono da Lehman e conclude affermando che “un altro trimestre negativo sarà difficile da gestire in un ambiente che si deteriora”;
- Il 9 settembre 2008 tutta la stampa americana parla apertamente di “indice Dow Jones abbattuto da Lehman” e di “serie preoccupazioni circa la stabilità di Lehman Brothers”. Per esempio, il NY Times online scrive che “Wall Street è attanagliata dal timore che un’altra grande istituzione finanziaria, la banca di investimenti Lehman Brothers, possa andare a picco e che questa volta il Governo possa non intervenire in suo salvataggio”. Alle 14:41 Eastern Time il Wall Street Journal, sull’Afternoon Report, titola “Lehman affonda“, riferendosi alla perdita del 30% del titolo in poche ore e soprattutto al fatto che le Autorità finanziarie coreane avrebbero sconsigliato la Korea Development Bank di procedere a una proposta di merger con Lehman;
- Il 10 settembre 2008 Lehman ha annunciato risultati operativi trimestrali bruttissimi, con una perdita di 3,9 miliardi di dollari e l’intenzione di vendere la maggioranza del suo business di gestione degli investimenti, ivi compresa Neuberger Berman. L’azione è scesa di un altro 7%;
- Il 13 settembre il presidente della Federal Reserve Bank di New York ha convocato una riunione sul futuro di Lehman, avente come oggetto la possibile liquidazione di emergenza di asset della banca d’affari. Questa azione ha avuto come conseguenza la richiesta da parte di Lehman dell’amministrazione controllata (“Chapter 11″).
In tutto questo periodo, nessun segnale di allarme è pervenuto al risparmiatore da parte Banca Fideuram; la quale, interpellata a posteriori, ha sostenuto di essere stata rassicurata dal fatto che i titoli obbligazionari Lehman che mi riguardano fossero nel paniere Patti Chiari sino al 15 settembre.
Particolarmente spiacevole è il comportamento, negligente e sciatto, tenuto da Patti Chiari (nonché, sia chiaro, da Banca Fideuram) dopo gli annunci del 9 settembre, ora serale in Italia.
Se posso immaginare, a questo punto, che Patti Chiari non sappia leggere la stampa di Wall Street (a proposito di “modesto livello di educazione finanziaria”), ebbene il 10 settembre mattina la notizia era ormai di dominio pubblico anche in Italia e sarebbe stato, secondo ogni logica, imperativo lanciare l’allarme circa l’enorme rischio ormai rappresentato da obbligazioni (specie “unsecured”) Lehman. Ciò non è avvenuto. (Il sottoscritto era, e mal gliene colse, in vacanza su una barca, disconnesso).
In questa vicenda Patti Chiari ha dato di sé una manifestazione molto deludente, che non lascia presagire nulla di buono circa le sue facoltà di discernimento.
A nulla varrà sostenere, come mi è accaduto di ascoltare da ambienti ABI, che le agenzie di rating valutassero Lehman ancora molto solvente il giorno prima del fallimento.
Infatti:
- A) se il l’unico scopo istituzionale di Patti Chiari fosse quello di replicare i rating delle agenzie (che peraltro tutti sappiamo essere inaffidabili in casi drammatici), allora un software di poche righe potrebbe sostituirsi al Consorzio per preparare l’elenco dei titoli “tranquilli” e lanciare gli allarmi; e
- B) i commenti circa il “modesto livello di educazione finanziaria” in Italia, considerato che Patti Chiari non legge i giornali e crede ciecamente a S&P, assumono un accento grottesco.
Scusandomi per il tono un po’ secco, vi ringrazio dell’attenzione e auspico un miglioramento quantico dei vostri servizi in futuro.
Distinti saluti.
Paolo Magrassi