Pare che la Banca d’Italia abbia chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Economia la revoca dell’attività finanziaria da parte di Zopa, azienda internazionale leader e tra i pionieri del peer-to-peer lending.
Zopa Italia si difende accampando le ragioni del “social lending”: la gggente che nobilmente si presta il denaro senza l’intermediazione di una banca. Può darsi che questa strategia comunicativa paghi.
A me, però, questa visione “sociale” convince pochissimo: da un anno prestavo in Zopa e non lo facevo per beneficienza ma per guadagnarci. (Per la verità sinora ci ero stato più che altro per capire bene il modello, che fa parte di un libro che sto scrivendo, e verificare se reggeva).
Ecco dunque che preferirei non parlare di social lending e restare invece sul terreno del p2p: utenti web, in qualche modo accreditati da Zopa, che fungono gli uni da prestatori e gli altri da richiedenti di prestiti, potenzialmente con risultati per gli uni e per gli altri più interessanti di quelli che si estraggono dal sistema bancario (almeno limitatamente ai prestiti personali).
Manco a dirlo, si trattava, si tratta di una minaccia a parte del business model bancario. (Ci sono decine di siti di p2p lending, e anche uno recente tutto italiano).
Da tempo attendevo una risposta competitiva da parte delle banche italiane, sotto forma di un business model creativo oppure di un’acquisizione.
Invece, arriva questa simpatica mossa della Banca d’Italia. Mah. Non sono un dotto finanziere (spesso non lo sono neanche coloro che dirigono le banche e le loro associazioni: perché dovrei esserlo io?) e quindi non so se nella nostra giurisdizione il p2p lending sia insostenibile per ragioni legislative.
Certo, il sospetto che si sia fatta pastetta e ucciso un concorrente innovativo con le carte bollate anziché con la creatività e la concorrenza, è forte.
Se è un pensiero azzardato e infondato, fatemelo sapere.