La condanna in tribunale di Pirate Bay ha provocato un temporale di stupidaggini sui media italiani, imboccati da cattivi maestri.

Io sono, secondo la sciocca e desueta definizione adorata dai nostri media, un assiduo “cybernauta” (dal 1981). Eppure, pensa un po’, non credo che “i ragazzi di Pirate Bay” rappresentino “una nuova idea di rivoluzione” in quanto “apertamente” (?) “schierati in difesa della libertà di espressione” e “refrattari a ogni regola precostituita” (Corriere della Sera, 18 aprile).

(Credo anche, per inciso, che le regole debbano essere “precostituite” e non già personalizzate on the fly, come implica quella buffa dicitura).

Qui non è in gioco la libertà di espressione. Si parla dei reati di furto e ricettazione. E trovo ipocrita che ci sia gente che, pur di continuare a rubare film e song anziché pagarli, si trinceri dietro concetti nobili come la libertà di espressione e la democrazia del web per indurre i media a sostenere la propria campagna.

La libertà del web è messa a repentaglio da ben altre iniziative, come per esempio quelle tese a filtrare i contenuti o modulare le performance del web in base all’utilizzatore e/o al contenuto.

Analizziamo invece qualche argomento dei CiberCiSono e dei CiberCiFaccio.

Copyright e copyleft

“Hanno vinto i difensori del copyright”, titolano i giornali, istituendo la contrapposizione tra i poliziotti del copyright da un lato e i libertari del copyleft dall’altro. La confusione è grande.

Copyleft non significa dar via gratis ogni proprietà intellettuale. Significa lasciare la libertà di riutilizzo delle creazioni dell’ingegno. Il che non esclude affatto la remunerazione. (Per esempio, “free software” non significa software gratuito, bensì software modificabile liberamente.)

A meno che non si voglia seriamente sostenere (ma nessuno dei propugnatori seri e profondi del copyleft lo ha mai fatto) che Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band o Il nome della rosa o il brevetto per un farmaco rivoluzionario dovrebbero essere gratuiti, mentre un chilo di patate o un maglione, invece, no.

Proprio nella “società della conoscenza“, vogliamo metterci a sostenere che le cose materiali hanno un prezzo, mentre quelle immateriali non dovrebbero averlo? 

La scelta della pirateria musicale come terreno di battaglia per sostenere la necessità di riforme del diritto d’autore è un errore (CiberCiSono) o un’ipocrisia (CiberCiFaccio). Ai ragazzi dovremmo anzitutto insegnare che scambiarsi film e song attraverso il web, senza riconoscere alcun compenso agli autori, è illegale e immorale.

Ciò chiarito, e solo dopo averlo chiarito, potremmo disporci a disquisire di “nuovi business model” per l’industria dell’intrattenimento, un argomento sul quale, naturalmente, ogni blogger e chiunque disponga di una connessione internet si sente un’autorità…

Attacco al file sharing

Secondo gli avvocati difensori di The Pirate Bay, l’80% dei file scambiati sul sito è legale, ossia non protetto da copyright. Dunque, la condanna emessa contro TPB sarebbe meno una difesa del copyright che non un attacco alla libertà di file sharing tout-court.

Certo!

Sarebbe come dire che se la Polizia postale scovasse pedofili che si scambiano film di bambini su un sito di file sharing (succede tutti i giorni), non dovrebbe fare nulla se i pedofili fossero solo meno, diciamo, del 50% degli utilizzatori del sito.

Sarebbe anche come dire che se in un mercato di piazza la Finanza sequestrasse refurtiva su un banco e accusasse di ricettazione chi ci sta attorno, quello sarebbe da interpretarsi come un aggressione al libero mercato.

Il “popolo della rete” è indignato

Il popolo della rete è il popolo normale, ormai (in caso non lo sapeste, cari quotidiani nazionali). E scarica voluttuosamente film e song a tutto spiano, giorno e notte, senza remore e senza ritegno. In Italia, poi, più che altrove.

E, per lo più, non gliene importa un acca né di copyright e copyleft (che non sa cosa siano) né di libertà della rete (che ignora da chi e cosa sia messa a repentaglio).

Allo stesso modo, se abbandonato a se stesso, il popolo si fa beffe dei limiti di velocità, delle piazzole di sosta per gli invalidi, della dichiarazione dei redditi.

Se i piazzali dei concessionari di Bmw fossero lasciati aperti e incustoditi la notte, e se non esistesse il vincolo dell’immatricolazione, credete che ne resterebbe qualcuna? E, se sparissero, ciò avverrebbe all’insegna di qualche nobile causa libertaria, oppure solo per ingordigia?

La Costituzione proibisce il referendum su determinati argomenti (come ad esempio quello fiscale), perché è noto che sarebbe facilissimo costituire un consenso popolare intorno a tesi stralunate, come ad esempio l’abolizione delle tasse.

Il fatto che su Facebook e su “centinaia di blog”, come scrivono i giornali, si levino parole di sdegno nei confronti della Corte che ha condannato TPB testimonia solo che su Facebook e sui blog ci sono moltissime persone confuse (CiberCiSono) e molte persone furbe (CiberCiFaccio); cosa della quale non abbiamo mai dubitato.

Una questione di prezzo

Alcuni CiberCiSono e alcuni CiberCiFaccio (ma soprattutto i secondi) amano sostenere che se Cd e Dvd costassero meno allora non ci sarebbe la pirateria web.

Sarebbe un po’ come dire che se le Mercedes Benz costassero meno allora sarebbero meno rubate. Ah ah!

Cosa fa uno, quando trova troppo cara la Mercedes? Be’, si compra un Volkswagen o una Fiat: non va a rubare la Mercedes.

E, infatti, esistono infiniti siti web presso i quali si possono trovare film e song a bassissimo prezzo, anzi spesso gratis. Per esempio, su Broadjam e MySpace trovate un sacco di musica gratis e su lulu libri gratis a go-go.

Certo, sono gratis perché nessuno li vuole: la musica dei Nirvana tira di più di quella creata da oscure garage band… Sicché va a finire che la musica gratis non la scarica nessuno, mentre quella che ha un prezzo viene rubata.

Però lasciamo stare, per cortesia, l’argomento del prezzo.

Aspettando i nuovi business model

Se ci fosse qualcosa come iTunes, la pirateria cesserebbe.

Già. E iTunes c’è, da parecchi anni. E ci sono molti siti analoghi.  Però la pirateria continua. Ora compaiono anche i filmati a pagamento su YouTube. E credete che cesserà la pirateria sui film? Come on!

E’ vero, semmai, che gli editori di musica e di cinema non hanno ancora trovato business model creativi che consentano di far leva proprio sulla facilità con la quale i loro prodotti possono essere scaricati e scambiati in modo peer-to-peer (e in altri che verranno).

Essi sono da troppo tempo arroccati su posizioni anacronistiche, nel senso che se da un lato fanno bene a pretendere che si rispetti la legalità, dall’altro devono riconoscere che il loro business model attuale è morto e sepolto, da almeno una decina d’anni.

I nuovi business model dovranno introiettare le modalità di appropriazione dei contenuti sulla rete; le intervenute modificazioni sul diritto d’autore; il copyleft; le licenze creative commons e altre che verranno; le potenzialità dei micropagamenti. E chissà quant’altro.

Ma non è difendendo i pirati del web e i ricettatori che si afferma e si sostiene la nascita del nuovo.

commenti
  1. Paolo Magrassi scrive:

    Poiché non l’avete fatto voi, anche se siete venuti qui in tanti, vi dico io qual’è la principale obiezione al mio pezzo.

    La sensazione di alcuni è che il web abbia annullato la possibilità di effettuare transazioni economiche intorno alle proprietà intelletuali. Cioè: non sarebbe più possibile, secondo alcuni, attribuire un valore commerciale a un’opera digitalizzabile, perché le possibilità di copia sono infinite.

    Questo assunto, tuttavia, è in attesa di dimostrazione (che a me sembra ardua -ma non vuol dire), mentre molti fanno finta che sia già stato assodato una volta per tutte.

    Molti cadono poi in contraddizione, quando al contempo a) affermano quanto sopra e b) invocano “nuovi business model” basati su micropagamenti o roba simile.

  2. […] CyberCiSei, emule, pirateria, the pirate bay | No Comments  Dopo aver detto, in un post precedente, dell’insopportabile chiacchiericcio dei media intorno alla pirateria musicale e […]

  3. […] pirate bay, youtube | Leave a Comment  Mentre ladri e ricettatori prosperano, i confusi vaneggiano, e i business model languono, bisognerà pur fare qualcosa per evitare il collasso dell’industria […]

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