Non un mondo ideale

Pubblicato: 19 aprile 2009 da Paolo Magrassi in Scienza
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Poiché un’amica ricercatrice ha sostenuto che, nel mio libro sulla complessità, io mitizzo l’approccio scientifico, dico qui cosa penso di alcuni aspetti del processo, in nove semplici punti:

(1)

Non conta quanto si pubblica, bensì cosa. Ci sono ricercatori che pubblicano centinaia di paper senza lasciare alcun contributo sostanziale alla loro disciplina. Sono stati messi a punto sofisticati e convoluti sistemi per pubblicare molto e persino essere citati molto, pur avendo pochissimo da dire. Purtroppo, solo gli specialisti sanno se lo studioso X ha davvero prodotto qualcosa di interessante, al di là delle pubblicazioni effettuate. La mera enumerazione delle pubblicazioni è un indice poco utile per stimare la qualità di un ricercatore: si tratta, piuttosto, di un indice utile per valutare la produttività di grandi gruppi di ricercatori. Ossia, ha un valore statistico e non già -se non debolissimamente- individuale.

(2)

Molte riviste scientifiche sono di bassa lega. Autoreferenziali e scadenti, vi si pubblicano cose irrilevanti. Sono fondate e mantenute da studiosi di basso profilo che, sapendo che non riuscirebbero mai a pubblicare su quelle importanti, ne allestiscono di “proprie” per essere certi di poter pubblicare. Non è difficile: basta fare rete (comunella) con studiosi di pari livello in varie università, possibilmente situate in vari Paesi, così da conferire anche un’aura di autorevole internazionalità alla rivista e ai congressi che vi sorgeranno attorno. Al mondo esistono centinaia di queste riviste, soprattutto di argomento medico, sociologico, politico, economico, tecnologico-applicativo. Ma non ne mancano in nessun settore della scienza.

(3)

La competizione per pubblicare su quelle che invece sono autorevoli è così forte, da dar luogo anche a distorsioni. Può persino accadere che la politica editoriale della rivista giunga a dissuadere dalla pubblicazione di lavori scientifici di questo o quello orientamento. Craig Venter, uno dei protagonisti della sequenziazione del genoma umano, ha sempre sostenuto che il grande James Watson e i US National Institutes of Health boicottarono alcune sue pubblicazioni su Science, ritardandole. Per fare un esempio di segno opposto: la teoria delle stringhe ha dominato pubblicazioni, dottorati e cattedre di fisica nel corso degli ultimi dieci o quindici anni.

(4)

Le grandi visioni, le grandi sintesi, le teorie unificanti, i progetti interdisciplinari si prestano poco alla pubblicazione, perché i referee devono faticare troppo per verificarne la qualità. Nella stragrande parte dei casi, vengono pubblicate -anche sulle riviste più serie- cose estremamente specialistiche, non sempre utilissime.

(5)

Alcuni grandissimi scienziati hanno pubblicato e pubblicano poco.

(6)

I maverick. Quando Charles Townes sviluppò il primo laser (si trattava in realtà di un maser), quasi nessuno credeva alla sua innovazione. Ben due premi Nobel, Rabi e Kush, tentarono di scoraggiarlo dallo «sprecare quattrini del dipartimento» nei suoi studi. Niels Bohr, considerato da alcuni il più grande fisico del Novecento, gli disse che doveva essersi sbagliato; e lo stesso fece John von Neumann, uno dei più grandi scienziati di sempre. Quando nel 1986 Renato Dulbecco annunciò che era venuto il momento di intraprendere la sequenziazione del genoma umano, la maggioranza dei più grandi biologi ritenne il programma eccessivamente pretenzioso e troppo prematuro (esso fu invece portato a termine dopo meno di quindici anni). Questi episodi sono utilizzati nella cultura popolare per sottolineare l’eroica condotta dei maverick contro i soloni della “scienza ufficiale” (un’espressione priva di senso), ma in realtà stanno a indicare una cosa lapalissiana, ossia che nell’attività scientifica si sbaglia moltissimo. Dovremmo preoccuparci se non fosse così!

(7)

Non pochi grandi scienziati sono uomini quasi stolti, spesso incapaci persino di badare a se stessi. Kurt Goedel, il più grande logico del Novecento e forse di sempre, era un insopportabile ipocondriaco che si lasciò morire di fame. James Watson, uno degli scopritori della doppia elica del Dna, un paio di anni fa ne n’è uscito dicendo che i neri di pelle sono meno intelligenti dei caucasici. Brian Josephson, che a 22 anni  spiegò l’effetto tunnel degli elettroni e ne ricevette il Nobel, oggi si occupa di levitazione, teosofia, esperienze extrasensoriali e telepatia.

(8)

Altri scienziati hanno gravi problemi di comunicazione, che impediscono loro di far comprendere al mondo o le loro scoperte o le loro necessità. Nella mia personale esperienza di direzione di laboratori di R&D, negli anni ’80, i miei due migliori ricercatori erano di questo tipo. Si tratta di persone con le quali è spesso assai difficile comunicare su piani diversi da quelli strettamente inerenti i loro studi. Lo stesso grande Niels Bohr, per dire di un caso famoso, non era apprezzato tra i non addetti ai lavori perché non si esprimeva con chiarezza. «Un giorno discusse della bomba atomica con Churchill, il quale si rivolse a uno dei suoi consiglieri sbuffando: “Ma perché quell’uomo usa frasi così lunghe?”» (Racconto di John Wheeler a Piergiorgio Odifreddi in Incontri con menti straordinarie, Longanesi 2006). Una conseguenza di questi difetti di comunicazione è che, spesso, alla dirigenza degli Enti scientifici e dunque a contatto con il livello decisionale politico non arrivano gli scienziati migliori, bensì quelli più dotati sul piano relazionale. Ciò, a volte, può danneggiare la scienza, quando costoro non capiscono l’importanza di talune ricerche e ne supportano, invece, di meno rilevanti.

(9)

Anche il Campionato di calcio (per dire di un contesto nel quale valgono soprattutto la bravura e le capacità professionali) può essere truccato. E anche il “libero mercato”: sono stati vinti premi Nobel per l’economia, dimostrando come i mercati possano essere imperfetti, polarizzati, instabili. Non può dunque essere immune da distorsione neppure il “mercato” delle idee e delle opere scientifiche. Anche qui possono crearsi clan e parrocchie, o alleanze tra scienziati illustri e uomini politici per scopi di potere.

commenti
  1. […] come già detto proprio in questo blog, tra la pubblicazione scientifica autorevole e la contraffazione vera e propria c’è tutta […]

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