Luoghi comuni sanitari

Pubblicato: 27 giugno 2009 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo, USA
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Atul Gawande

Atul Gawande

Sapevate che la sanità pubblica Usa spende, per abitante, il 30% in più di quella italiana?

La spiegazione di questo paradosso ci è offerta da un’inchiesta recentemente svolta dal New Yorker. (L’autore è Atul Gawande, chirurgo del Brigham and Women’s Hospital di Boston e professore di chirurgia alla Harvard Medical School.)

 
Il sistema sanitario statunitense va noto per essere privato, ma in realtà esistono due mutue pubbliche: una per le persone poverissime e una per le persone vecchie.
 
Queste due mutue non lavorano solo con ospedali pubblici, bensì anche attraverso ospedali privati, esattamente come succede da noi. La Lombardia, per esempio, è all’avangardia nel proporre un sistema sanitario che faccia fortemente leva anche sulle strutture private, ritenute “più efficienti”.
 
Tuttavia, la spiegazione del paradosso americano sta proprio in quella efficienza, e nel gioco di parole tra “efficienza” ed “efficacia”.
 
Infatti, a noi in quanto contribuenti interessa innanzitutto l’efficienza, ossia che la cura costi il minimo possibile. Ma ahimé, quando siamo anche malati, improvvisamente ci interessa moltissimo che la cura sia efficace!
 
Ed è qui che casca l’asino.
Di proprietà di un'organizzazione non-profit, la Mayo Clinic del Minnesota è da 40 anni il miglior ospedale d'America

L'organizzazione non-profit Mayo Clinic del Minnesota gestisce da 40 anni i migliori ospedali d'America

Il New Yorker ha confrontato tra loro le contee Usa nelle quali il Pubblico spende di più in sanità, e quelle nelle quali invece spende meno.

E ha scoperto che le prime sono anche quelle dove la gente è curata peggio: le metriche indicano una maggiore incidenza di malattie, mortalità, eccetera eccetera.

Le contee che spendono meno, invece, hanno un livello di salute dei cittadini superiore alla media mazionale, e molto superiore a quello delle conteee spendaccione.
 
Ohibo’! La spiegazione?
 
Nelle contee virtuose prevale uno stile di conduzione degli ospedali olistico e mirato al risultato globale sul malato. I medici sono remunerati con stipendi.
 
Nelle contee spendaccione, invece, prevale il modello che è anche quello privatistico italiano: l’obiettivo da raggiungere è il profitto dell’ospedale, e i medici sono remunerati di conseguenza. Stipendi modestissimi e bonus variabili altissimi basati sulla clientela che si attira e sulla quantità di cure somministrate.
 
Got the picture?
commenti
  1. acravera scrive:

    Molto interessante questo post Paolo. Si potrebbe dire che tutto il mondo è paese… la malattia che ha colpito il mondo economico (in primis le banche) non ha risparmiato anche altri settori. Il fine di un’organizzazione non può in nessun caso essere quello di massimizzare i profitti, altrimenti si innescano retroazioni che, in breve, determinano conseguenze negative per l’azienda e il sistema economico generale. Se poi questo comportamento è scimmiottato anche dagli ospedali (alla faccia del giuramento di Ippocrate), il risultato finale è negativo su tutti i fronti possibili: pazienti curati male, conti fuori controllo, pressioni politiche sulle strutture e – mi piace pensare – medici frustrati nel loro profondo.

  2. comuneblog scrive:

    Il feedback negativo dei profitti è concetto misterioso per qualsiasi politico e per i manager sanitari. Non ci basterebbe la vita per spiegarglielo.🙂

    E’ più facile spiegar loro che si può avere consensi e potere anche curando la gente (almeno come fall-out!) e non solo prendendola in giro con fanfaluche come “privato è bello”.

    PS: Ho fatto commentare il pezzo da amici dirigenti della Sanità in Usa e in Italia, e tutti concordano sia con Gawande sia con la prospettiva che qui in Italia stiamo scivolando lungo la stessa china.😦

  3. […] quel che sappiamo è che gli americani, che adorano la misurazione e la praticano, hanno scoperto da un pezzo che la salute della gente è peggiore laddove i dirigenti medici guadagnano fatturando (come al San […]

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