Uno spettro si aggira fra i meandri della democrazia, da quando Kenneth Arrow dimostrò il suo “impossibility theorem”, guadagnandosi il Nobel per l’economia nel 1972.

Il teorema può sommariamente essere espresso dicendo che è praticamente impossibile trovare un sistema elettorale giusto, ossia che tenga conto dei desideri dei votanti e che al contempo rispetti le regole basilari della democrazia.

Il sentore che la democrazia sia un sistema con delle pecche di fondo (quantunque “il meno peggiore di quelli sinora escogitati”, secondo Winston Churchill) e che il suffragio universale equanime sia fallace, è stato corroborato scientificamente da un più recente (2001) Nobel per l’economia, Joe Stiglitz, mostrando come la “asimmetria dell’informazione” porti a distorsioni del libero mercato, contro la credenza che, invece, nei grandi numeri le cose si aggiustino sempre.

All’atto del voto democratico, esiste un’ovvia asimmetria informativa tra i votanti, che vanno dalla nonnina analfabeta al giornalista politico navigato…

Joseph Stiglitz

Io non so se l’eterarchia (potere dell’altro), oggi di moda, sia un futuro sempre auspicabile. Ma so che essa potrebbe risolvere, fra l’altro, quel problema di fondo dei sistemi politici democratici.

Fra qualche decennio tutti i cittadini saranno digital natives, indigeni del mondo informatico. Diventerà possibile passare a forme evolute di democrazia assembleare, con coinvolgimento frequente dei cittadini.

E sarà possibile “pesare” i voti in funzione della competenza o del coinvolgimento dei singoli votanti.

Si vota sull’aborto? Il voto femminile pesa il 70%, quello maschile il 30%. Si vota sulle fonti energetiche? Il voto di fisici, chimici, ingegneri eccetera pesa dieci volte di più di quello degli altri cittadini. Sicurezza sul lavoro? Operai e artigiani pesano di più. E così via. (I numeri sono solo esempi).

Beninteso, le democrazie dovranno avere il coraggio di sollevare la questione e di affrontare, oltre alle questioni tecniche correlate (mantenere il database; stabilire i pesi; …), le necessarie modifiche costituzionali: con tutta la cautela del caso ma senza gli sciocchi tabù che oggi ancora ci pervadono su questo tema.

P.S.: Sollecitato da critiche, preciso: i rappresentanti parlamentari sarebbero comunque eletti con il suffragio universale equanime. E solo essi potrebbero a) fissare le regole (ad esempio i “pesi”) per andare alla democrazia diretta, b) modificare la Costituzione, ecc.

commenti
  1. […] Adesso, solo perché chiunque può scopiazzare qualunque file digitale, c’è chi si mette a dire che dovremmo buttare alle ortiche i brevetti e il copyright. Non è così facile. Le soluzioni non sono binarie, ma complesse. Dobbiamo riformare, adeguare, modernizzare. E per farlo occorrono riflessione, dibattito democratico, consenso, legislazione. Così funziona la democrazia, con tutti i suoi difetti. […]

  2. […] “nucleare” e l’approvvigionamento energetico del paese, condotti da quella stessa gente. […]

  3. […] il buon senso ma ricordo che ciò forma anche l’oggetto di un teorema formulato nel 1951 da Kenneth Arrow (e che costituisce una delle tante manifestazioni dell’eterno conflitto tra interesse […]

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