Chissà perché, scelgo la FIOM

Pubblicato: 17 dicembre 2010 da Paolo Magrassi in Management, Politica e mondo
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Le degenerazioni sindacali degli anni ’70 e ’80 hanno, in combutta con i politici, dato vita al più grande Debito pubblico del mondo? .

Hanno contribuito, per voto di scambio, a creare una sciatta e odiosa atmosfera di democrazia degenere e falsa, fatta di “operatori al piano” che non raccolgono le cartacce e “operatori ecologici” che si reperiscono solo in Senegal o in Romania, di Pubblica Amministrazione progettata per i dipendenti (di ruolo) e non già per erogare servizi, di diritti senza alcun dovere? Certo!

Hanno contribuito a creare una generazione di “lavoratori” che lasciano volentieri le cucine agli egiziani, i cantieri a rumeni albanesi e marocchini, l’artigianato sguarnito e mandano i figli a studiare Disoccupazione all’Università? Yes.

L’Italia, va da sé, è fatta anche dagli italiani e non solo dai Berlusconi, dai Craxi, dagli Andreotti. E tra gli italiani colpevoli della situazione attuale, fatta di degrado morale e crescita zero, ci sono ovviamente anche i “lavoratori” (provate a pensare a questo termine e, contemporaneamente, a un ufficio catastale, un municipio, una sede provinciale o di comunità montana…), attraverso i loro rappresentanti.

Eppure, se c’è una cosa che mi appare inalterata dal 1969 è la superiorità intellettuale degli operai rispetto alla media degli imprenditori.

Sento parlare Marchionne e, negli stessi giorni, i dirigenti della Fiom anche di livello locale? Ebbene, il gap mi appare evidente: più o meno quello che passa tra un bottegaio e un economista, quando l’argomento di discussione è la politica. Entrambi, sia chiaro, possono sbagliare o imbroccarci! Ma la differenza di approccio, competenza, metodo, si percepisce lampante.

Sergio Marchionne solleva problemi veri? Ma certo. Gli tocca di assistere a rivoltanti episodi di assenteismo e sciatteria a Pomigliano? Molto probabile. Ha ragione nel pretendere una riforma della rappresentanza sindacale? Forse sì.

Sergio Marchionne, uomo di mondo, ha messo sul tappeto, per primo su larga scala in Italia, il problema della globalizzazione? Proprio così. E’ pur vero che la sua proposta appare in sostanza essere la pretesa che per continuare a lavorare gli operai debbano scendere al livello dei colleghi che vivono in paesi indietro di 50 anni. Però la situazione dell’economia globale pone esattamente queste sfide (vedi Dylan qua sotto), e non è che abbondino le soluzioni…

Leggo le interviste, sento Sergio Marchionne parlareda Fazio. Leggo le interviste ai capi sindacali dei metalmeccanici, li sento parlarealla radio. Ebbene: la differenza è macroscopica in termini di capacità di analizzare le dinamiche sociali, background culturale, padronanza dei dati quantitativi.

Non che il problema sia Marchionne per sé. Sento anche Marcegaglia e i dirigenti minori di Confindustria. Ma il gap che percepisco resta inalterato nelle sue dimensioni. E si manifesta solo se il raffronto lo faccio con i rappresentanti dei metalmeccanici…

Sono legato personalmente più al mondo sindacale che non a quello imprenditoriale, e dunque aderisco al primo più sentimentalmente che razionalmente?

Non credo: non conosco di persona nessun sindacalista e non sono mai stato iscritto né a un sindacato né a un partito. Ho, invece, lavorato per 30 anni nelle e con le multinazionali, ho frequentato centinaia di imprenditori e dirigenti.

Ma dai giornali, dalla radio e dalla tv io percepisco netta la superiorità dei sindacalisti della FIOM sul terreno della dialettica politica e nella capacità di analizzare i fenomeni correlati, anche quelli lontani dalla loro ristretta sfera di interessi.

Esattamente quel che vedevo succedere 40 anni fa! Da non credere…

Questa sensazione mi dice qualcosa, sul mutamento degli ultimi decenni, che ancora non riesco a razionalizzare.

There’s an evenin’ haze settlin’ over town

Starlight by the edge of the creek

The buyin’ power of the proletariat’s gone down

Money’s gettin’ shallow and weak

   Well, the place I love best is a sweet memory

   It’s a new path that we trod

   They say low wages are a reality

   If we want to compete abroad

[Bob Dylan, Workingman’s Blues #2, Copyright 2006 Special Rider Music]

commenti
  1. inobrec scrive:

    Ciao Paolo, auguri!
    Sono assolutamente d’accordo con te riguardo all’estensione indiscriminata dei titolo d’istruzione , se poi tieni conto che la gran parte dei titolari di piccole e medie imprese non sono laureati ma persone che hanno imparato un mestiere, gli effetti di tale visione distorta sono già ampiamente presenti nell’oggi. Posso aggiungere che l’aver trasformato anche i corsi di laurea in una serie di esami a quiz, stile patente guida, sta allontanando sempre più le persone dalla capacità di pensare e fare. Fatti salvi, per fortuna, i soliti individui naturalmente dotati, che spesso sono comunque penalizzati se non riescono a integrarsi, un esempio i soggetti DSA che, alla prova dei fatti, spesso hanno capacità e spirito creativo superiori a molti presunti “normali”, ma sono esclusi da tali metodi. (in barba alle leggi che dovrebbero tutelarli)

  2. […] Chissà perché, scelgo la FIOM […]

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