Il quadro della disoccupazione giovanile è più complicato di come viene solitamente descritto.

Se guardate i dati dell’Ocse, notate ad esempio che

  • Non solo Spagna, Grecia e Slovacchia hanno più giovani disoccupati dell’Italia, ma anche, a mio parere più sorprendentemente, Svezia ed Estonia;
  • in Finlandia e Irlanda la percentuale è simile alla nostra;
  • in Norvegia, Nuova Zelanda e Finlandia i giovani sono “trattati” peggio che in Italia, nel senso che la percentuale di disoccupati nella fascia d’età 15-24 è quattro volte più alta di quella dei disoccupati adulti (in questo senso, molto bene Svizzera, Israele e Germania).

E’ un quadro complesso, di difficile interpretazione senza tenere in conto, oltre alle questioni globali, anche fattori specifici di ciascun paese.

Un punto solo mi sentirei di commentare. Secondo l’Economist, la Germania surclassa tutti (eccettuata la Svizzera) grazie al suo sistema di apprendistato.

La cosa non mi sorprende: la stessa cosa si verifica, all’interno dell’Italia, nella provincia autonoma di Bolzano, dove non è considerato spregevole il mettersi a lavorare presto e dove si riscontra la più bassa percentuale di laureati di tutto il paese.

Uno dei problemi, credo, è il malinteso concetto di “diritto allo studio” (Das).

Das voleva dire, in origine: tutti quelli desiderosi e capaci di studiare devono avere la possibilità di farlo, indipendentemente dal loro censo.

(Art. 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”).

Oggi, Das è diventato: tutti devono poter andare all’Università, anche se somari, e chi non lo fa è un inferiore, uno sfigato che si colloca al di fuori della società della conoscenza. Lo Stato deve dunque approntare una gigantesca infrastruttura costosa e (necessariamente) fatiscente per erogare universalmente una formazione terziaria magari anche infima, perché [far finta di] studiare è meglio che lavorare.

Che dite, mi sbaglio?

Poscritto di maggio 2011: Alesina e Giavazzi riferiscono che i giovani italiani che cercano lavoro sono la metà di quelli statunitensi, il 40% in meno dei tedeschi e il 27% in meno dei francesi. Questo è un dato (interessante ed eloquente) che non traspare dalla chart dell’Ocse qui sopra.

commenti
  1. […] è l’imperante gerontocrazia. Un altro è illustrato qui senza ipocriti […]

  2. […] (Anche l’analisi comparativa di Confartigianato, benché più parziale e sommaria di quella, conferma ovviamente il […]

  3. […] Todos caballeros […]

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