Plowmen dig my earth

Pubblicato: 8 gennaio 2011 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
Tag:, , , , , , , , ,

Ridateci Veronelli e Incisa della Rocchetta!

Basta con i sommelier che dicono «broute», gli enologi che dicono «crou» e i gastronauti che dicono «floute»!

Al diavolo il viraggio, in corso ormai da un ventennio, dalla beva di quantità a quella di qualità:  ormai s’è capito che gli italiani ci metteranno un secolo per imparare a bere.

E nel frattempo per avere una buona bottiglia di barolo o amarone dovrei spendere come per un paio di scarpe. Per non dire di tutti i toscani che finiscono in “-aia” (buona parte dei quali sono tarocchi).

Certo, è stuzzicante e carbonaro rifugiarsi nelle numerose alternative che il volgo non ha ancora aggredito, spigolando in Francia o tra le aziende “autoctone” che non sanno ancora fare marketing. Ma non durerà a lungo. Già adesso persino alla S Lunga sta diventando difficile trovare un vino a prezzi non ridicoli.

Sì, perché, prima ancora che di limiti di budget qui si tratta di obbrobrio estetico, di sdegno, di intolleranza intellettuale: con che animo può l’amatore scucire 12€ per un ordinario (quanto delizioso) bonarda pavese, 18 per un aglianico appena decente o 22 per un viogner che nessuno comunque comprerebbe perché sconosciuto?

Possiamo riavere, non dico il Re (anche perché in tal caso io sarei probabilmente servo della gleba), ma almeno Gianni Brera e il maestro Manzi? Insomma, un po’ di classe per combattere l’odioso consumismo dei peones?

commenti
  1. […] dei vini spessa 5 cm possiamo impunemente servire Pouilly-Fuissé invece di Pouilly Fumé, tra uno strafalcione e l’altro. Share this:CondivisioneFacebookTwitterStumbleUponEmailLike this:LikeBe the first […]