Cosa ci dice la lingua che degrada?

Pubblicato: 18 aprile 2011 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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Non concordo con la facile tesi, ripetuta anche da distratti esponenti della Crusca (spesso afflitti da cretineria monoculturale), secondo la quale le lingue «non impoveriscono né peggiorano, bensì semplicemente mutano».

A me sembra che l’italiano scritto, per esempio, stia degradando. Se ciò fosse provato vero, potremmo trarne interessanti spunti o insegnamenti circa la società e il suo futuro.

Da qualche decennio si stanno perdendo (anche nelle classi abbastanza “colte”, come era un tempo il giornalismo)  numerosi costrutti che, se utilizzati, renderebbero la lingua più espressiva, come per esempio molte relative (pensiamo all’orribile «dove» usato in sostituzione di «in cui», «a cui», «da cui», ecc., che sono tutti significati diversi; o al deprimente «io sono uno di quelli che crede»), tanti congiuntivi, il «sia […] sia», il gli/le, eccetera.

E non mi pare che questi costrutti vengano sostituiti da altri. Dunque, c’è un impoverimento, non una trasformazione neutra.

Una lingua potente riesce a ottimizzare il numero dei costrutti sintattici e grammaticali, evitando che questi la ingolfino se sono troppi, ma anche evitando che essi diminuiscano troppo, impoverendola.

È stato Claude Shannon a mostrare (1948) che la ricchezza dei costrutti e delle sfumature di un linguaggio accresce la quantità di informazione che lo scrivente A può veicolare, impiegando lo stesso numero di parole di uno scrivente B che invece non utilizzi quella ricchezza.

La Teoria dell’informazione ha avuto anche un’influenza sulla linguistica, sicché sarebbe bello se qualche linguista intervenisse per chiarire le idee ai profani come me. Da anni sollecito e attendo questo contributo, che non mi è ancora pervenuto.

Non è logico ipotizzare che la lingua non attraversi mai periodi di crescita. Per dire: il latino non è nato così, tutt’a un tratto, con le declinazioni e la consecutio bell’e fatte, no? Ci devono dunque essere periodi di arricchimento e periodi di impoverimento.

Entrambi possono insegnarci molto. Ad esempio, i problemi ai quali è andata incontro la scuola di massa hanno certamente giocato un ruolo nel degrado attuale del linguaggio: ma cosa implica veramente ciò, cosa ci dice sul nostro futuro, sulla nostra capacità di escogitare soluzioni per un mondo migliore?

P.S.: Non c’entrano nulla qui gli idioletti di Twitter o i linguaggi iconici, l’utilizzo dei quali non postula l’imbecillità linguistica come condizione necessaria. La conoscenza di un buon italiano non inibisce la facoltà di compattare i byte degli sms o di usare velocemente iPad e Playstation: anzi, si potrebbe forse argomentare che la potenzia.

commenti
  1. stefano gatti scrive:

    Vero quello che scrivi nel PS ma non pensi che una certa comunicazione da “spot” abbia influenzato questo trend di impoverimento di cui parli e che condivido.
    La cultura dell’avere “poco tempo” per ascoltare impoverisce anche gli strumenti di chi deve comunicare per iscritto e la relativa articolazione. Oggi si fa fatica a leggere post molto lunghi per esempio e questo porta verso una certa semplificazione dei messaggi e (ma questa connessione non ti trova probabilmente d’accordo …) una relativo impoverimento della lingua.

  2. Paolo Magrassi scrive:

    Può darsi che l’accelerazione della comunicazione e della vita in genere impoverisca la lingua al punto da degradarla anche quando si scrive con calma (perché è questo che stai postulando tu: ossia che leggi, circolari, regolamenti, articoli di settimanale, report aziendali siano demenziali perché chi li stila è vittima “secondaria” della fretta).
    Però se un cantante è intonato lo capisci dopo poche note, e lo stesso vale per una persona che parli o scriva: se scrive bene (nel senso che si fa capire con efficacia ed efficienza: non sto parlando di espressione artistica), tende a farlo anche in un SMS.
    Inoltre, il degrado è iniziato prima che si diffondessero il web e gli sms (> 1994). Sono ormai più di 20 anni che ti puoi laureare in Lettere senza aver mai scritto un tema…

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