E sarebbe colpa del latino?

Pubblicato: 5 giugno 2011 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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C’è chi vuol far diventare l’Italia più “scientifica” e più moderna abolendo lo studio del latino, o almeno rendendolo facoltativo, e magari abolendo il liceo.

Costoro sono afflitti da due distorsioni. La prima  è che dimenticano che ciò che conta sono la qualità degli insegnanti e i contenuti dei programmi di studio: non i nomi delle materie. La seconda è che sono vittime inconsapevoli proprio del retaggio crocian-gentiliano, quello che ci ha dato il latino a scuola.

Sfugge, a questi modernizzatori, proprio il concetto di scienza, che essi confondono con tecnologia.

Se uno pensa a “scienza” come a un catalogo di scoperte, innovazioni, diavolerie, tecnologie, allora è vero che occorrerebbe passare l’intero tempo della scuola secondaria compitando questi elenchi. (Che comunque si trovano su Wikipedia). Ma quelle sono cose caduche: nel mondo moderno vengono rinnovate ogni 3-5 anni e lo studente le troverà obsolete già all’università. Inoltre, esse non c’entrano nulla con l’insegnamento del metodo scientifico.

L’atteggiamento scientifico è fatto di curiosità, scetticismo, empirismo organizzato (Galileo), inferenza, deduzione, induzione, documentazione, rigore, statistica e solida formazione matematica (il linguaggio della scienza).

Nelle lezioni di biologia o di chimica al liceo, che erano per l’appunto cataloghi o storia della scoperta scientifica e dell’innovazione tecnologica, io non appresi nulla di tutto ciò: eppure quelle vengono considerate “materie scientifiche”… Vedo la stessa cosa accadere ai liceali di oggi.

Quel che di scientifico io appresi al liceo lo trassi da matematica (soprattutto geometria), da greco, da latino, da filosofia e dall’analisi logica del discorso (che ai miei tempi si insegnava in Seconda e Terza Media, mentre oggi potete dottorarvi in Lettere o Giurisprudenza senza averne la più vaga nozione).

Si aggiunga che il confrontarsi con la ricerca nel vocabolario allo scopo di fare una traduzione (tra due lingue qualsiasi, non certo solo tra latino e italiano) è un’attività che ci insegna le qualità –e i trabocchetti– della documentazione, delle sfumature, dei punti di vista, dei dettagli, del rigore: proprio le stesse qualità che un ricercatore deve mettere in campo per produrre una buona ricerca scientifica. E qualità che si oppongono alla superficialità e alla grossolanità indotta dalla wikipedite, ossia l’utilizzo patologico di quell’utile Bigino che è Wikipedia (purché in inglese: quella italiana, chissà perché, fa ancora pena).

Inoltre, la traslazione da un modello all’altro della realtà, come accade quando si traduce per iscritto, è un esercizio paradigmatico nell’attività scientifica, utilissimo sia in matematica sia per chiunque faccia scienza (modeling, cambi di sistema di riferimento, transdisciplinarità).

Abolendo il liceo, o il latino, non diventeremmo più scientifici né più colti.

Occorre invece insegnare bene le materie, e per quanto riguarda la formazione scientifica (e non quella del semplice know how, adatto semmai alle scuole professionalizzanti) occorre escogitare modi per instillare negli studenti l’abitudine a curiosità, scetticismo, empirismo organizzato, deduzione, induzione, documentazione, rigore, statistica e a un sacco di matematica.

Si può fare solo col latino? No di certo! Si potrebbe fare con l’italiano (fatto rigorosamente), col tedesco, col russo (NB: non quelli di Berlitz e dell’Erasmus, ragazzi: quelli della grammatica e degli esercizi!) e Dio sa con quanti altri espedienti, oltre che, beninteso, studiando matematica, geometria, logica, fisica, filosofia.

P.S.: Avendo una migliore formazione scientifica, non avremmo (solo) più Premi Nobel e roba simile: avremmo un cittadino più accorto e consapevole, meno manipolabile.

commenti
  1. […] E sarebbe colpa del latino? […]

  2. […] bisogna studiare la matematica, la grammatica e la sintassi, la storia, le lingue (magari anche il latino), l’educazione civica e, lo ammetto, qualche rudimento di Algebra di Boole (che non impari […]