Il bébé e l’acqua sporca

Pubblicato: 30 giugno 2011 da Paolo Magrassi in consumatori, Luoghi comuni, Politica e mondo
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Spero di vivere abbastanza a lungo da assistere all’avvento della fusione nucleare a bassa  temperatura, riemersa recentemente alle cronache grazie all’exploit bolognese, per studiare le reazioni del pubblico. 

Se si rivelasse fattibile (cosa che per la verità continua ad apparire improbabile), tale tecnologia sarebbe il più grande breakthrough tecnologico dai tempi della macchina a vapore e potrebbe avere un impatto ramificato e profondissimo sulle società umane. Tanto per fare un esempio, renderebbe disponibili caldaie domestiche in grado di produrre tutta l’energia per la famiglia, dal calore all’elettricità, a costi enormemente inferiori a quelli attuali.

Ma come la prenderebbero le persone (in Italia, la maggioranza) cui si accappona la pelle appena sentono parlare di “atomo” o “nucleo” (tranne che in Medicina), e che atavicamente e incurabilmente collegano i dispositivi a propulsione nucleare con le bombe, e Fukushima con Hiroshima? I cartelli «no nukes» apparsi durante la campagna referendaria la dicono lunga: «no nukes» si diceva negli anni Sessanta/Settanta per combattere la proliferazione degli ordigni atomici, che stanno alle centrali nucleari come un proiettile d’artiglieria sta al motore di una Vespa.

Sarebbe dunque molto divertente assistere al referendum col quale gli italiani cancellano, dopo la bomba atomica (fissione nucleare), anche quella all’idrogeno (fusione nucleare) dalle cantine di casa…

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