Percento, perdieci, permille, pergiove

Pubblicato: 2 agosto 2011 da Paolo Magrassi in consumatori, Luoghi comuni, Politica e mondo, USA
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Che bello se dall’America importassimo non solo i bidoni (Halloween, il Grande Fratello, le carte revolving, …) ma anche le cose belle, come per esempio la società 24×7 o un po’ cultura quantitativa.

Cultura quantitativa? Ci risiamo con la matematica?!

Ma no, nulla di opprimente. Prendete il mercato dell’auto. Tutti i giornali, dai più sciatti (La Repubblica) a quelli più accurati (24Ore), titolano incomprensibilmente “Auto: a luglio -10%”. Bisognerebbe dire rispetto a quando. E anche laddove c’è un sottotitolo (Repubblica, Corriere), nemmeno lì si capisce. Rispetto a giugno 2011? Rispetto a  luglio 2010 (indovinato!)?

Sto cavillando? Tutti i lettori sanno che i dati dell’auto sono sempre mensili e riferiti per differenza allo stesso mese dell’anno precedente (falso: ci sono i trimestrali e gli annuali, e nulla vieta di parlare di differenze rispetto al mese precedente nel medesimo anno)? Forse. Però i giornalisti italiani non capiscono nulla di percentuali.

La disoccupazione passa, in un anno, dal 9% all’8%? Diranno che è scesa dell’1%, quando con ogni evidenza è scesa dell’11. L’inflazione passa dal 2 al 2,5% annuo? Scriveranno che “il costo della vita” è passato dal 2% al 2,5%.

E’ così importante capire le percentuali? Be’, se volete ragionare ad esempio di contabilità, e di percentuali non capite un acca, chiunque vi può infinocchiare. Ad esempio non occorre una Casta astutissima per mettere nel sacco una Stampa che fa confusione tra l’1 e il 10 percento, o tra le grandezze (costo della vita) e le loro dinamiche (inflazione, deflazione).

In Usa non succede. Loro, poi, hanno anche quella cosa fantastica, che noi non potremmo mai importare perché ci risulterebbe incomprensibile, delle strade con i punti cardinali sui cartelli (US 95 North…), e con il numero stesso a dirti se la via corre lungo l’asse est-ovest (numeri pari) o lungo quello verticale (dispari).

Razza superiore? No. Mentalità quantativa (anche gli inglesi). E per ciò hanno un giornalismo economico sviluppato e perfino un giornalismo scientifico, da noi assente salvo rare per quanto illustri eccezioni (come Angela).

PS: Quanto al giornalismo, c’entra poi anche un altro fattore. Da loro un giornalista economico o scientifico è quasi sempre uno che ha studiato economia o scienza. Da noi, uno che si improvvisa e, inevitabilmente, non sa quel che dice.

commenti
  1. […] nostri giornalisti, con pochissime eccezioni, non capiscono concetti elementari come inflazione, costo della vita, disoccupazione, tendenze sociali macroscopiche, percentuali, media – […]

  2. […] su questo punto, perché più diffusa, in Uk e in Usa, è la cultura quantitativa e perché là il giornalismo scientifico è molto più sviluppato ed […]