I panni sporchi in piazza

Pubblicato: 21 agosto 2011 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
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Mi domando come un italiano possa essere così sconsiderato da andare, proprio in questi giorni di crack finanziari impellenti, sui forum online dei giornali economici internazionali e postare commenti del tipo «Siamo allo sbando. Non sappiamo che fare. Berlusconi ci porterà alla rovina».

Che gli italiani amino denigrare il proprio paese è cosa nota a politologi e storici (vedasi ad esempio il Garibaldi di Lucy Riall). E va da sé che, da quando hanno Berlusconi, che non è precisamente un leader di cui pavoneggiarsi in giro per il mondo, le armi a loro disposizione si sono grandemente affilate.

Però non si può commentare oggi, con le Borse a picco e le aste dei titoli di Stato che si susseguono, un articolo dell’Economist scrivendo che non usciremo mai dalla voragine del debito pubblico, che siamo ridotti come la Grecia, siamo il più inaffidabile paese d’Europa, e via blaterando. (Chiacchiere di poco o punto fondamento).

L’Economist, capite?!

La stampa inglese è, oltre che la migliore, anche la più spocchiosa che ci sia, convinta di scaturire dal migliore dei mondi e soprattutto affetta da un pregiudizio enorme a carico delle nostre capacità gestionali. Dunque, già di suo, è parecchio negativa nei confronti delle finanze italiane (le quali, per la verità, a conti fatti non sono messe poi molto peggio di quelle britanniche). Dovremmo guardarci bene dall’aggiungervi del nostro!

L’Economist e il Financial Times sono letti da analisti finanziari, gestori di fondi, banchieri, funzionari pubblici, politici, giornalisti di ogni latitudine. E’ davvero sconveniente che degli italiani vadano lì a diffamare le finanze del loro paese, con argomenti discutibili e la stessa acrimonia che dovrebbe essere riservata ai populistici talk-show domestici.

Un lettore affrettato, che sa poco dell’Italia (per esempio un giornalista, o un gestore americano di fondi), legge quei commenti desolati di tanti italiani e se ne va con un’opinione negativa cristallizzata e permanente. Ciò consolida l’impressione che l’Italia sia un creditore inaffidabile e si aggiunge ai danni  prodotti da Silvio Berlusconi e dalla sua compagine governativa.

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