Se nutrite ancora dei dubbi circa il peso della speculazione finanziaria sulla crisi attuale, oggi vi propongo una riflessione e due letture. La riflessione: com’è nata la crisi in corso, nel 2008? Dovete solo fare un piccolissimo sforzo di memoria… Le letture. La prima è un articolo apparso pochi giorni or sono su Business Week, nel quale si tratteggia il ruolo che le grandi banche d’affari americane stanno giocando sullo scacchiere finanziario e su quello dei prezzi delle materie prime. Il dopaggio del valore di petrolio, granaglie e altre commodities (tutti beni che, manco a dirlo, sui mercati finanziari vengono trattati in quasi totale disconnessione dalla loro reale disponibilità) ha un influsso sul prezzo dei prodotti a valle, quelli che arrivano al consumatore. E siccome i prezzi ne risultano pompati, il consumatore compra sempre meno: e questa è la più classica sorgente di crisi economica. La seconda lettura è un paper postato qualche settimana fa su arXiv, dove si mostra empiricamente come 147 corporations controllino il 40% dell’economia globale e 737 ne controllino l’80%. E i 3/4 dei controllori sono aziende finanziarie.

Da “The network of global corporate control”, arXiv

Gli autori sottolineano come il controllo aziendale, esercitato attraverso le complesse reti di ownership, sia molto più concentrato del reddito o della ricchezza. Lo 0,6% controlla l’80% della proprietà aziendale, mentre per fare l’80% del fatturato occorre sommare il 30% delle imprese, e per totalizzare l’80% del reddito, nei paesi sviluppati, occorre mettere assieme il 5-10% delle famiglie.

Dunque, il controllo aziendale nell’economia globale è 10 volte più concentrato del reddito delle persone e 50 più del fatturato delle imprese. Alla faccia dei mercati efficienti e della invisible hand.

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