La stampa divulga oggi una press release della Confartigianato sulla disoccupazione giovanile, con dati che conoscevamo già dall’Ocse e dall’Economist. (Anche l’analisi comparativa di Confartigianato, benché più parziale e sommaria di quella, conferma ovviamente il quadro).

Confartigianato intendeva dire “Ci sono tanti giovani disoccupati perché il Paese vuole mandare tutti al liceo e alla laurea, e nessuno a fare l’apprendista”: ma non ha avuto il coraggio di dirlo chiaro e tondo, e così la maggior parte dei  giornali  hanno dedicato il 90% dei pezzi a piagnucolare sul dato di fatto (la disoccupazione), lasciando il 10% finale all’analisi.

L’analisi è la solita: uno dei problemi endemici italiani è che abbiamo creato un sentore nazionale bislacco e becero che vede il lavoro intellettuale come superiore a quello manuale. Giungendo persino a non capire che c’è molto più di intellettuale in un impianto elettrico domestico o in un tornio a controllo numerico  che non nelle infinite lauree in Scienze della Comunicazione o nei Call Centre affollati dai nostri dottori.

Infatti, nelle zone dove si valorizzano l’apprendistato e il lavoro giovanile, come la provincia di Bolzano, la Svizzera o la Germania, la disoccupazione giovanile è ai minimi.

Naturalmente sussistono anche problemi endemici collaterali.  Come l’imperante gerontocrazia. O, peggio, il fatto che  la crisi iniziata nel 2008 ha fatto sì che venissero terminati per primi i contratti a termine, che erano appannaggio soprattutto di giovani. E, ormai dovrebbero averlo capito anche i bambini, la “flessibilità del lavoro“, in Italia, è stata interpretata in modo scellerato, e punitivo per i lavoratori.

A questo liberismo d’accatto e terzomondista fa tuttavia riscontro, da noi, solo il sindacalismo pantofolaro che ancora parla del “posto di lavoro” e non ha compreso quel che tutte le socialdemocrazie europee hanno capito da decenni, ovvero che non è il posto a dover essere difeso (perché i continui sommovimenti della globalizzazione lo possono spazzare via in modo irrimediabile), bensì il lavoratore. 

Ancora una volta, comunque, il vacuo piagnisteo nazionale non scalfisce la superficie di un serio problema.

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