Uno dei nodi che si frappongono al miglioramento del mondo, e forse il principale, è che i problemi complessi vengono affrontati con piglio semplicistico anziché ponderati in tutte le loro sfaccettature.

Così va a finire che anche le più grandi sfide del millennio vengano ridotte a slogan per partigianerie di bocca buona, da derby calcistico e certo inadatte a orientare la politica verso soluzioni.

Esempi di slogan che riducono in caricature alcuni grandi problemi complessi sono l’economia reale, gli alimenti bio, lo “sviluppo sostenibile” o i “Km zero”: suonano ok e alludono a questioni reali e serie, ma finiscono col lasciare spazio a soluzioni scellerate.

Un altro slogan di questo genere è la famosa “energia pulita”.

Ho appena visto in Tv un giornalista di Repubblica che, presentando la magnifica Tesla Roadster, ne parla come di un veicolo a  “energia pulita”.

L’auto elettrica è “pulita” nel senso che non emette CO2. In questo senso, le centrali nucleari sono “energia pulita”: però nessuno le definisce in questo modo. Perché?

Perché, nell’A.D. 2011, ancora nessuno sui mass media italiani ha la più vaga idea dei termini del problema energetico, che è complesso e non vede alcuna facile soluzione, solare o crepuscolare che sia.

I costosissimi programmi di sostegno per i pannelli solari sulle case, con quali si è svenato il contribuente tedesco e sulla sua scia anche quelli degli altri paesi europei, sono serviti per far crescere nella gente una coscienza ecologica e in questo senso hanno svolto una missione importante.

Purtroppo, siccome il sistema mediatico italiano non è riuscito a capire i termini della questione, la faccenda dei pannelli è stata raccontata male ai cittadini (male come quella delle centrali nucleari), e il risultato è che adesso si recitano slogan e litanie, e non ci si avvicina per nulla a soluzioni subottime…

L’automobile elettrica si ricarica infilando una spina in una presa. La presa è collegata a una centrale elettrica che sta a enorme distanza. La centrale elettrica brucia, nel 92% dei casi (Italia) combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas: ossia consuma fonti non rinnovabili e immette CO2 nell’aria. [*]

Ergo: per fare il pieno all’auto elettrica brucio petrolio / carbone / gas e produco CO2. Energia pulita?

E non è finita: la conversione del combustibile della centrale in KWh nella presa costa circa il 77%: ossia, solo il 23% dell’energia che era contenuta nel petrolio (gas, carbone, ecc.) diventa energia elettrica da me utilizzabile. Il processo di ricarica dell’auto elettrica ha un’efficienza del 23%. Il resto dell’energia della fonte va sprecato, per sempre. L’auto elettrica, in compenso, è molto efficiente nel convertire in moto quella poca energia elettrica utile che le arriva: ne utilizza circa il 75%. Dunque, il 18% circa dell’energia originaria (gas, carbone, petrolio, …) viene convertito in moto.

L’efficienza del processo complessivo del motore a combustione interna (bruciare carburante per far andare l’auto sulla strada) è all’incirca la stessa, con un 80-85% dell’energia della benzina sprecato.

Perciò, diversamente da quel che si legge nella pubblicità delle auto elettriche, che fa completa astrazione dal processo di ricarica, dal punto di vista del bilancio energetico complessivo (e almeno sino a che non avremo un’infrastruttura ammortizzata di centrali fotovoltaiche distribuite) l’auto elettrica è efficiente quanto quella a benzina o diesel.

Se adesso per caso provate un senso di impotenza e nichilismo, riprendetevi. I problemi si possono studiare anche in modo semplice, partendo per esempio da letture come questa o, più approfonditamente e con più calma, questa. Solo, scordatevi di comprendere i termini del problema energetico (o ecologico) dai media italiani.

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[*] La tanto odiata centrale, in realtà, realizza formidabili economie di scala. Per esempio, emette meno CO2 di quanta non ne emettano tutti i piccoli motori distribuiti che sarebbero necessari per sostituirla. Così, come calcola David MacKay nel suo prezioso Sustainable Energy. Without the hot air, si può stimare che un’auto elettrica emetta circa 100 g di CO2 al Km. La Golf 1.6 TDI Bluemotion, un’auto diesel, ne emette 99. Dunque, l’auto elettrica ricaricata con la presa della corrente ha un buon carbon footprint. Che però non è zero, come crede lo sprovveduto. Poi bisognerebbe parlare dell’emissione di polveri sottili (verosimilmente un bilancio a favore delle auto elettriche, ma non ho conti alla mano)… Insomma, problemi complicati, assai poco adatti al giornalista medio.

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