Innocente ma mostruosa

Pubblicato: 17 dicembre 2011 da Paolo Magrassi in consumatori, Luoghi comuni
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C’è una Umanità mostruosa dinanzi alla quale mi sento totalmente disarmato e che mi incute più paura di quella malvagia: è l’Umanità che non conosce, non si informa, non impara, non cresce.

Quella che semplifica.

Quella che al Teorema di Pitagora «non crede», come sentii dire una volta alla pur simpatica Serena Dandini. Quella che si abbevera sempre e solo alle stesse fonti, per vedere rassicurati i propri pregiudizi, che scambia per opinioni informate. Quella che crede al prete prima che al raziocinio. Quella che sceglie una Missione nella vita e la persegue ciecamente, come i pasdaràn della rivoluzione. Quella che basta dirle «bio» o «eco»per conquistarle il cuore e poi venderle qualunque sconcezza.

Quella che se si appassiona a un argomento, come il riscaldamento globale o la crisi dei mercati presunti efficienti, parte e consulta sempre e solo fonti di un orientamento monoculturale. Ci sono esagitati che si credono esperti di un tema perché conservano una nutrita biblio-webgrafia: ma se vai a vedere le carte, conoscono solo un lato della questione. Non hanno mai sentito un esponente del “partito” avverso. Coccolano i loro guru monodimensionali. Sono quelli che potete mettere nel sacco con Scientology o con l’Intelligent Design o con la negazione dell’Olocausto.

Prendiamo per esempio lo tsunami di stupidaggini che da Fukushima stanno facendo il giro del mondo da nove mesi (ma potrei ugualmente parlare anche dei cibi finti-bio o delle diete dimagranti o dei maghi o del gioco del Lotto).

Della complessità del problema energetico abbiamo detto qui, e pubblicamente ho dichiarato (e.g., anche sul Corriere) che l’Italia farà meglio a tenersi alla larga dall’energia nucleare. Ma non è questo il punto. Il punto è il disarmante livello di dabbenaggine che pervade il pubblico mediatico. A una percentuale maggioritaria di persone (lo valuto guardando ai media, che le rappresentano bene) sfuggono concetti lapalissiani:

  • Nell’autunno 2011 ha fatto il giro del mondo la notizia che il presentatore televisivo giapponese Otsuka Norikazu, che aveva mangiato verdura di Fukushima in diretta per tranquillizzare gli spettatori, ha la leucemia. Molti media, e tutti quelli pseudo-ecologisti e spazza-naturisti (non quelli ecologisti e naturisti informati e utili, che sono benemeriti e da sostenere), hanno acriticamente e sillogisticamente adombrato che la malattia sia conseguenza del gesto compiuto. I medici ci dicono, invece (e il buon senso ancor prima di loro), che l’associazione è pura fantasia (vedi per esempio qui);
  • Ciò che conta non è la mera presenza di una sostanza radioattiva o meno: è la sua quantità, perché la radioattività è presente nell’ambiente in modo pervasivo. Durante le settimane successive allo tsunami, una giornalista del Tg3 regionale andò all’Università di Milano per far ispezionare la radioattività del pesce proveniente dal Giappone comprato al supermercato: un ingegnere, munito di sensori, le mostrò come il suo microfono RAI, la sua giacca, e i sassi raccolti nella campagna di Milano in quei giorni fossero centinaia di volte più radioattivi di quel pesce. Ma la notizia che passava ossessivamente sui media, in copertina, nel prime time, sui titoloni, era «radioattività nel pesce della regione di Fukushima»;
  • Il cesio radioattivo rinvenuto nel latte in polvere della Mejji a dicembre 2011 era presente in quantità 20 volte inferiori al limite consentito per legge. Questo significa che tra un latte con cesio e uno senza cesio non dovrei preferire il secondo? Certo che no. Significa che il limite stabilito per legge garantisce la sicurezza assoluta di innocuità? No. Significa che sicuramente non c’è relazione tra Fukushima e il cesio radioattivo in quel latte? No (Anzi: molto probabilmente c’è eccome). Però significa che il cesio può trovarsi dappertutto. E non prova che c’è stato un «disastro nucleare», una «catastrofe», una «Hiroshima», come hanno scritto dementi e irresponsabili. (Il disastro, la catastrofe sono le decine di migliaia di morti dello tsunami, zucche vuote!)
  • Attraverso i venti, i corsi d’acqua e le correnti marine, l’inquinamento radioattivo arriva dappertutto. Ma quasi tutto, sul pianeta Terra, arriva dappertutto! In un caso come Fukushima, le quantità di sostanze nocive oltre gli 80-100 km di raggio sono ritenute inoffensive dai medici esperti. Questo significa che tutti o gran parte di quelli dentro 80 Km di raggio contrarranno tumori e altre malattie fatali? No. Significa che è assolutamente impossibile che una persona situata a 200 Km possa ricevere qualsivoglia influsso o danno? No. Significa solo che non dobbiamo preoccuparci degli effetti a distanza, così come non facciamo ogni anno lo screening per la lebbra, il retinoblastoma o la malattia di Farber. Se credete alle fregnacce mediatiche sul vento di Fukùshima che spazza il pianeta, allora correte a farvi visitare almeno per quelle centinaia di malattie rare per le quali il SSN passa l’esenzione dal ticket.
  • [E’ ritenuto molto probabile, anzi praticamente certo, che nell’atmosfera terrestre siano tuttora circolanti le molecole di ossigeno che Gesù respirò durante la sua vita terrena. Perché i media non titolano mai: «Rinvenuto il fiato di Gesù»? Non è una notizia più carina, e più intrigante, delle bestemmie su Fukushima/Hiroshima?]

Ci sono centinaia di testate e siti web spazzatura che divulgano notizie pseudo-ecologiche e pseudo-naturistiche, per vendere pubblicità a una sempre più vasta audience attenta (per fortuna) alle questioni ambientali, ai cibi biologici, alla dieta.

Purtroppo, la maggior parte delle persone non sa attingere alle fonti mediatiche in modo accorto ed equilibrato: tende a credere a tutto quel che trova scritto; si abbevera solo alle fonti che corroborano i suoi pregiudizi (anziché consultarne una pluralità, e soprattutto quelle avverse alle proprie opinioni); non approfondisce; non sa valutare né comprende l’autorevolezza delle fonti: come per Wikipedia, le è sufficiente che una notizia abbia “una fonte” (un giornale, un blog, un’intervista) per essere considerata verificata, con poco o punto riguardo per la pluralità e l’autorevolezza.

Solo con l’educazione, la formazione possiamo uscire da questo orrore cognitivo. E fino a che non ridurremo la facilità con la quale la pubblica opinione si lascia manipolare, scordiamoci non dico di risolvere, ma persino di affrontare con serietà le grandi questioni che affliggono il mondo.

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