L’anno dell’idraulico

Pubblicato: 10 gennaio 2012 da Paolo Magrassi in consumatori, Luoghi comuni, Politica e mondo
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Un’allegra brigata, l’Italia, composta da un 50% di ladri/evasori e un 50% di ricettatori/consumatori. La popolazione è in equilibrio: nessuno dei due potrebbe vivere senza l’altro.

Ora che (finalmente) si fa un gran parlare di evasione fiscale, i ricettatori reclamano la possibilità di detrarre ogni spesa dalla dichiarazione dei redditi. Solo a tale condizione, affermano più o meno implicitamente, essi chiederebbero la fattura a chi lavora in nero.

Altrimenti, continueranno a non chiederla perché ciò implicherebbe che essi stessi pagassero l’Iva, della quale invece sono avidi, sistematici e gaudenti evasori: non gli par vero di poter accedere a loro volta alla lussuriosa libertà di sottrarre un po’ di quattrini alla cassa comune. (In Italia, si sa, la res publica è res nullius, come attestano le montagne di cartacce lattine e mozziconi a terra, il milione di vani abusivi, i 6,3 milioni di canoni radiotelevisivi evasi, le centinaia di migliaia di pensioni d’invalidità false e di nullafacenti “socialmente utili” a libro paga della PA).

Ahinoi, lo scatolone pieno di fatture e scontrini da aprire in maggio all’atto della compilazione di Unico non funzionerebbe. Ma forse un modo per far leva sul conflitto di interessi tra ladro e ricettatore c’é: ogni San Silvestro, nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica potrebbe annunciare, un po’ come in Cina, l’animale che si celebrerà nell’anno adveniente.

Se il 2012 fosse, poniamo, l’Anno dell’Idraulico, nel senso che chiunque durante quell’anno potrebbe detrarre le ricevute di idraulici e caldaisti, l’anno dopo l’Agenzia delle Entrate conoscerebbe esattamente il reddito di ogni singolo artigiano della categoria.

Dal 2013 in poi non sarebbe più possibile detrarre l’idraulico per parecchi anni, ma se un idraulico tornasse a dichiarare i soliti redditi ridicoli il Fisco avrebbe qualche arma in più al proprio arco.

Il 2013, allora, potrebbe essere l’anno del muratore o dell’avvocato o dell’elettricista o dell’imbianchino o del piastrellista o del gommista o del dentista o dell’agente immobiliare o del ristoratore eccetera eccetera. Naturalmente potremmo anche celebrare due o più categorie per anno (purché non così tante da cadere nella trappola della curva di Laffer)…

In capo a dieci, quindici anni sapremmo tutto di tutti e ci saremmo dati una regolata. Gli effetti benefici, poi, sarebbero a cascata: dietro le categorie artigiane e commerciali stanno migliaia di loro fornitori che vivono al nero (e sono forse i più ricchi tra quelli che il Fisco-spettacolo va a stanare a Cortina e Portofino).

Certo, questa nostra cineseria non sarebbe, come del resto qualunque altro, un metodo perfetto: ladri e ricettatori troverebbero delle scappatoie; i resoconti di un anno non sarebbero rigorosamente indicativi del reddito di categoria perché in quell’anno essa avrebbe un boom di affari; ci sarebbe un grave rischio inflattivo; il calcolo macroeconomico preventivo da fare è complicato; e altro ancora.

Però forse varrebbe la pena provare, se non altro per liberarsi dell’olezzante ipocrisia che oggi trasuda da tutti i giornali, tutti i talk show, tutti i bar e tutti gli uffici italiani.

commenti
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