Chiacchiere eccellenti

Pubblicato: 14 gennaio 2012 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Scienza
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Esattamente chi e quando ha stabilito che il rispettabilissimo San Raffaele di Milano è una “struttura di eccellenza scientifica e sanitaria”?

L’eccellenza scientifica viene desunta, da parte degli oi polloi mediatici, dalla presenza di due o tre studiosi di grido e dalla quantità industriale di press releases che da decenni inondano i fax delle redazioni (vide infra).

Non passa settimana che un comunicato stampa del San Raffaele non annunci qualche “scoperta scientifica”, della quale infatti veniamo prontamente informati dalla stampa: gli astuti operatori mediatici non sono in grado di fare la banale considerazione che le “scoperte” avvengano anche altrove, ma che loro non vengono a saperlo perché i brontosauri che gestiscono i grandi ospedali universitari (dove si fanno pubblicazioni scientifiche come e più del SR) sono incapaci di comunicare.

L’eccellenza sanitaria viene dedotta dal livello di efficienza e qualità che il San Raffaele dimostra come accoglienza: prenotazioni quasi facili, camere doppie o singole, negozi e metropolitana sul sito, parcheggio sotterraneo, architettura accattivante. Sono cose che tutti gli ospedali dovrebbero avere e delle quali alcune strutture pubbliche si stanno dotando lentamente. E sono cose importanti.

La Sanità italiana, nota da noi per essere «la migliore del mondo» e all’estero per essere un luogo dal quale tenersi alla larga (entrambi pregiudizi infondati), non è esattamente all’avanguardia in questo specifico campo, come attesta la Figura che desumo dal World Health Report 2000 dell’Organizzazione mondiale della sanità. Dunque, il San Raffaele ha buon gioco a distringuersi, staccandosi dal gruppo, in questo campo. (Speriamo non sia questo che è costato 1,5 miliardi di euro di debiti!).

Ma la cosa più importante è la efficacia delle cure, ossia la probabilità di venire curati bene quando si entra in un ospedale. Qui non è per niente facile istituire delle metriche, che infatti non esistono: dunque, né il San Raffaele né alcun altro ospedale può accampare un primato in tal senso.

Tutto quel che sappiamo è che gli americani, che adorano la misurazione e la praticano, hanno scoperto da un pezzo che la salute della gente è peggiore laddove i dirigenti medici guadagnano fatturando e migliore, invece, dove i medici sono semplicemente stipendiati.

Un primario in ospedale privato, da noi, ha 100 di stipendio ma può arrivare a 1000 se attira molti pazienti/clienti. Il primario del pubblico, invece, ha solo lo stipendio e non distorce le cure allo scopo di attrarre clienti nella struttura. (Semmai, attrae clienti suoi personali infra- o extra-moenia facendosi bello delle cure che la struttura eroga).

Potrei raccontare qualche episodio bottom-up fortemente negativo circa la qualità delle cure al San Raffaele, ma me ne asterrò perché rischierei di apparire un detrattore per fatto personale (sono invece un ammiratore dell’organizzazione dell’HSR).

Però che barba la litania dell’eccellenza, la quale, sia detto col massimo rispetto, è infondata. A meno che non si intenda dire che in confronto alla norma degli ospedali privati HSR eccelle perché ha anche la ricerca: il che è senz’altro vero ma è cosa diversa da quel che si sente di solito.

Incombe anche l’obbligo di fugare nell’opinione pubblica il sospetto che per allestire una sola struttura di eccellenza sanitaria da 1000 posti letto occorra buttare 1500 miliardi di vecchie lire!🙂

PS: Questo post è finito su Italians e colà qualcuno mi invita a considerare che HSR ha un elevato impact factor. Carissimi: A) l’impact factor come metrica di qualità nelle scienze della vita, e la medicina in particolare, è poco più che una burletta alla quale non crede più neppure il ministero; e in ogni caso B) se volete confrontare le strutture tra di loro dovete almeno usarmi la cortesia di dividere l’IF per il numero di addetti. Makes sense? Comunque C) devo ammettere che la storia dell’eccellenza scientifica viene anche da lì e non solo dai comunicati stampa a tambur battente.

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