Quelli che l’anacoluto

Pubblicato: 6 febbraio 2012 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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Siamo una squadra fortissimi / fatta di gente fantastici

E’ di gran moda giustificare gli strafalcioni accampando l’anacoluto come paravento.

Mi è già capitato due volte in meno di sei mesi di assistere alla opposizione di questa tesi difensiva da parte di qualcuno che era stato colto a scrivere (non pronunciare, ma scrivere, in documenti anche ben studiati) qualche imbarazzante svarione sintattico.

Suppongo che il vezzo tragga origine dal mondo giudiziario.

Mi figuro degradanti sedute di TAR in cui il somaro bocciato si difende dalla prof e dalla grammatica appellandosi, spavaldamente e senza ironia, agli anacoluti dello Zibaldone o dei Promessi sposi (il cui italiano, oltretutto, era molto diverso da quello odierno: ma il somaro che ne sa? E lo sa l’avvocato? Uhm…) perché il suo Principe del Foro li ha scovati sul sito della Crusca o su Wikipedia.

Sicuramente succede anche a molti di quelli che vengono nerbati al concorso da magistrato o da notaio. Dove, udite udite, viene ancora richiesto di saper scrivere in modo comprensibile (la più spietata delle barriers to entry).

L’asino verga un brano arduo all’esegesi? No problem: il Principe del Foro addurrà montagne di Gadda e di Joyce, di Kerouac e di Pizzuto, come se in questione ci fosse il Campiello, o il Nobel. Un giudice raccomandato, che ha passato il concorso dove lo passò Mariastella, gli dà ragione. Ed ecco l’avvocato postare la sentenza su Féisbuk.

E questa prende a girare. Povere prof!

PS: Speriamo che i Principi di quei fori non si accorgano di un altro appiglio nobilissimo: “Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo”. Se questa frase va in circolo, don Lorenzo diventerà il bardo di quelli che “Io o fatto un buon tema ma il concorso era truccato, ci vuole la meritocrazia”.

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