Neutrini partigiani

Pubblicato: 24 febbraio 2012 da Paolo Magrassi in Scienza
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Dei ricercatori misurano una velocità superiore a quella della luce. Postano i risultati su arXiv e invitano gli altri a verificare: se confermato, quel risultato sarebbe roba grossa.

I media si scatenano: ricercatori italiani (meno della metà di quelli coinvolti, NdR) smentiscono Einstein! Il raccogliticcio ministro della ricerca fa la famosa gaffe ma, grottescamente, il 75% di coloro che la sbertucciano mostreranno, poco dopo, di essere in condizioni non molto dissimili dalle sue.

Infatti, quando giunge la notizia che il superamento di non sarebbe confermato, ecco il “popolo della rete” che si duole perché l’Italia non ha battuto Einstein. Si mettono in dubbio la serietà del CERN e del Gran Sasso. Alcuni scrivono addirittura “W Einstein, sei tutti noi”!

Molta gente, anche tra quella che ammorba certe cattedre universitarie e scolastiche, crede che la scienza significhi sapere tutto, avere sempre ragione e non sbagliare mai.

Invece la ricerca (e qui non sto parlando degli scaldatori di sedie) esiste proprio a causa della consapevolezza di non sapere; fa e disfa gli esperimenti per verificare; e tutti i suoi risultati sono validi solo fino a prova contraria. Un giorno sarà confutata la Teoria della Relatività. Embe’? Sarà bellissimo!

Quanto all’esultanza per i successi, o l’abbattimento per gli insuccessi (?) dei ricercatori italiani su questioni simili, questo è un basso istinto che ha poco a che fare con la scienza, l’arte, il bello o qualunque altra leva di avanzamento dell’Umanità. La scienza è un’attività sovranazionale, cosa che fra l’altro contribuisce non poco alla coesione del mondo e alla pace.

E poi, quanto all’orgoglio nazionalistico, andate un po’ a chiedere a Fermi, Pontecorvo, Segré, Rossi, Enriques, Levi-Civita, Volterra, Luria, Levi, Levi-Montalcini, eccetera, costretti dal fascismo a togliersi dai piedi: e non prendetevela se vi mandano a quel paese…

commenti
  1. […] Eppure io trovai ipocrita quel coro (e provinciale). Perché, di grazia, chi è che in Italia si informa prima di parlare, anche su cose molto più […]