Ciurma contro ciurma

Pubblicato: 6 giugno 2012 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
Tag:, , , , , , , , , , , ,

Sotto le ceneri del Popolo delle Libertà sfrigola e si rode l’astiosa ciurma orfana di Silvio Berlusconi, quella che lo ama visceralmente sia perché blandita dalle sue arti mediatiche e dal suo fascino di nouveau riche sia perché lo ritiene un «grande imprenditore». (Un po’ come quelli che, intronati dalle PR, non si limitano a considerare Romano Prodi un politico equilibrato e competente, ma lo vogliono addirittura grande economista, nonostante agli atti della disciplina non risultino i relativi contributi.)

Provincialotta, la berluciurma non sa fare la elementare considerazione che Silvio Berlusconi, dopo Milano Due e qualche altra palazzina, non ha prodotto che una TV per sciampiste (anzi, ri-prodotto, visto che ha sempre comprato più che altro da terzi) e che, se vogliamo parlare di grandi e ammesso che i grandi, cara ciurma, possano essere solo ricconi e mai matematici, biologi, fisici, tecnologi, romanzieri, poeti, ebbene se parliamo di nababbi davanti alla cui immagine sdilinquirsi e le cui ville spiare da dietro le siepi, allora nel settore della fuffa mediatica sappiate che ad esempio Rupert Murdoch è trenta dico 30 volte più grande e negli ultimi cinque anni ha tenuto bene, mentre Mediaset nello stesso periodo ha rovinosamente perso il 67% del valore.

La ciurma, che del liberalismo sa all’incirca quel che io so di filologia ugro-finnica (crede infatti che “liberale” sia uno che si fa i cazzi propri senza interventi della Gesellschaft), e che a Smith, Stuart Mill e Friedman preferisce Belpietro, Sallusti e Ibrahimovic, non capisce che in diciotto anni di politica Silvio Berlusconi non ha saputo né alleggerire lo Stato né diminuire il carico fiscale né demolire gli intoppi alla libera impresa né rendere attraente l’Italia agli investimenti internazionali né arrestare l’ascesa del debito pubblico né privatizzare i servizi pubblici locali come ci chiedono UE e OCSE né attuare riforme che spostassero il baricentro dell’assetto giurisdizionale da Stato-centrico a cittadino-centrico. Insomma, dal 1994 non è accaduta una sola cosa che fosse di destra liberale: anche perché “destra”, in Italia e per la ciurma sempliciotta soprattutto, è concetto sconosciuto e significa solo o neofascismo o anti-comunismo.

Alla ciurma orfana del Caro Leader si contrappone solo in apparenza, perché in realtà la psicologia è la stessa ed è quella degli ultràs, quella che concepisce lo Stato come mammella autopoietica alla quale attingere senza preoccuparsi minimamente del rifornimento. Questa ciurma si dichiara a sua volta, come quell’altra, oppressa dal Governo tecnico “del Bilderberg e degli eurobanchieri”, fottuti ragionieri che non lasciano l’autodeterminazione né alla Grecia (che quando l’aveva, si è visto cosa ne ha fatto) né all’Italia (che andava a gonfie vele fino al 2011).

Per questi socialisti d’accatto, che stanno a Marx o a Saint-Simon o alla socialdemocrazia svedese come io sto a Usain Bolt nei primi 200 metri, lo Stato deve occuparsi di noi 7×24, compreso spiare gli acquisti col bancomat (anziché mettere gli evasori in prigione col camice arancione, come si fa in USA), costruirci case antisismiche, trovarci un «posto di lavoro» buono per sempre alla faccia del BRIC, e rilanciare il PIL assumendo vigili urbani e bidelli, beninteso dotati di «banda larga». Il tutto, seppellendo chi ha talento imprenditoriale sotto una caterva di impedimenti burocratici e un’oppressione fiscale da record, inibendo la concorrenza, e sopprimendo la meritocrazia sotto valanghe di chiacchiere ipocrite, come quando Gelmini dichiarò che bisognava misurare i risultati della didattica e della ricerca, alla moda dei paesi civili, e le obiettarono che non poteva essere un’ignorante a dirlo (come se un asino non potesse dire «se oggi è sabato, quasi sicuramente domani sarà domenica») e che le riforme non dovrebbero essere calate dall’alto (ahimé, avrebbero infatti dovuto calargliela dal didietro).

In assenza di Monti, Fornero, e degli altri grigi bancari senza fantasia e sex appeal, questa ciurma avrebbe continuato ad allearsi, segretamente e inconsapevolmente, con quell’altra, berlusconiana: un patto d’acciaio tra fancazzisti seriali di Stato, evasori fiscali professionali e babbei da Grande Fratello per ridurci senza ospedali, senza pensioni, senza stipendi statali, con corruzione dilagante, inflazione devastante, capitali in fuga, aste di BOT deserte, disoccupazione alle stelle. Il tutto condito dalla demolizione del uèlfar, costrutto faticoso della vituperata Prima Repubblica.

Queste ciurme infatti, che pensano con la pancia e mai con la zucca e si dividono come per Milan-Inter senza saper mai dico mai ragionare su un problema, stavano demolendo, vampirizzandolo, proprio lo stato sociale che avevamo solidamente sostenuto col nostro (di noi che lo abbiamo sopportato davvero) prelievo fiscale al 50% e del quale, da vecchi, molto probabilmente non potremo usufruire perché non ci sarà più.

La Sanità l’avranno demolita, insieme alle ruberie dei politicanti, le sterminate moltitudini di vecchi prostatici, obesi, cardiopatici e diabetici che, pur spesso tenutari di case al mare e cospicui malloppi, non hanno mai versato una lira di contributi e per decenni manteniamo con cure costose trovandoceli anche davanti in coda all’ospedale.

Le pensioni le avranno demolite gli eserciti di postetelegrafonici, elettrici, insegnanti, bancari, uscieri e ferrovieri ritiratisi bambini dopo aver fatto più o meno niente, nonché i ministeriali fattisi promuovere dirigenti nell’ultimo anno di servizio per percepire un vitalizio principesco, e le centinaia di migliaia di esponenti della “società civile”, corrispondenti a milioni di cittadini se ne contiamo i nuclei familiari complici o consapevoli, che hanno accampato invalidità fasulle coalizzandosi con dei delinquenti che, anziché radiare dall’albo professionale e metter dentro, manteniamo lautamente nelle commissioni ASL. Le quali essendo federali e distribuite sul territorio e vicine ai cittadini funzionano per l’appunto a meraviglia…

La scuola pubblica, valore supremo di una società europea avanzata e giunta un tempo a un eccellente standard in Italia, non l’avrà demolita la modesta Mariastella Gelmini, bensì il colossale baraccone sindacale che domina l’ambiente da 40 anni e che si è sempre occupato esclusivamente del benessere degli impiegati a tempo pieno, e mai una sola volta, dicesi assolutamente mai, della qualità dell’insegnamento.

Annunci

I commenti sono chiusi.