Deo a’ri-gratias

Pubblicato: 20 settembre 2012 da Paolo Magrassi in Politica e mondo
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Federico Rampini è un garbato e ottimo giornalista, tra i pochi di spessore internazionale che abbiamo in Italia -almeno tra quelli che scrivono su testate importanti. Abbiamo già osservato come si sia accorto (in ritardo di un quarto di secolo, è vero: ma pur sempre in largo anticipo sul mainstream della cultura italiana) della complessità del problema energetico.

Adesso si è accorto anche che esistono cose come i patent trolls (lo aveva già fatto un mese prima Ernesto Assante proprio su Repubblica, in un pezzo quasi fotocopia: però, trattandosi di un quotidiano di contenuti spesso buoni ma terribilmente sciatto, non possiamo pretendere che sappia oggi quel che ha pubblicato ieri) .

La cultura italiana (politica, imprenditoriale, accademica) viaggia, purtroppo, di 15-20 anni in ritardo sul fronte della “economia della conoscenza“. Rampini, solo di 5-10.

Senza ironia (o comunque col minimo indispensabile consentito dalle circostanze, visto che il Nostro pubblica un libro al semestre per spiegarci i problemi del mondo), chapeau! In definitiva, ascoltando lui apprendiamo quel che in Italia tutti avranno assimilato cinque anni dopo. Non è poco (zero ironia qui).

Nel caso concreto, Rampini, che ha un sèguito importante, col contributo di oggi ha dato un piccolo aiuto alla comprensione di una delle questioni centrali, del tutto ignorata qui da noi, dell’economia moderna: la creazione, la formalizzazione, la conservazione, la manipolazione, la capitalizzazione, la protezione e lo scambio delle competenze (“conoscenza”). Senza quella comprensione, non andremo economicamente in nessun posto.

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