Qualità e Weltanschauung

Pubblicato: 5 dicembre 2012 da Paolo Magrassi in Politica e mondo
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La classifica sulla “qualità della vita” del Sole 24Ore non è una verità assoluta. Essa descrive la qualità così come la percepisce il 24Ore. Il Manifesto o Vogue ne stilerebbero di differenti, perché la disponibilità di impieghi in fabbrica o la quantità di CO2 nell’aria sono attributi che un operaio dell’Ilva e Flavio Briatore valutano assai diversamente.

In queste classifiche, tutto dipende non già dai parametri, bensì dai pesi che gli si assegnano nella statistica.

Tutti concordiamo circa la ragionevolezza di parametri come ricchezza, affari, lavoro, servizi, ambiente, criminalità, eccetera: ma le diverse classi sociali attribuiscono importanze diverse a ciascuno di essi.

Il numero di scippi è un assillo per chi vive per strada e in metro, mentre non conta nulla per chi abita in una zona di lusso o magari circola con l’autista. Le occasioni di svago nel tempo libero sono forse un dilemma per il benestante, ma quasi irrilevanti per chi fatica a conciliare pranzo e cena e si svaga al massimo col Campionato. La “società multietnica” è cool nei circoli intellettuali, ma una sciagura per la gente di periferia.

Come illustra bene Massimo Nava sul Corriere, la Parigi immaginata dai verdi, una «polis che rinasce svuotandosi, parco culturale per pochi abitanti», sarà un paradiso per Woody Allen e per i turisti, ma una città off-limits per la gente della banlieue. Quale delle due è “meglio”?

Non esiste la classifica asettica e buona per tutti. Quella del 24Ore è ragionevole, ma è il frutto di un punto di vista borghese e business-oriented. Per ottenerne altre, basterebbe variare i pesi nel software del 24Ore: altri media potrebbero comprarlo e mostrarci cosa se ne ricava assumendo punti di vista sociali diversi.

(Bisognerebbe, però, che la cultura italiana capisse la statistica, ed esistesse da noi una parvenza di data journalism).

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