Aiuto! Adesso anche Gallegati straparla!

Pubblicato: 1 marzo 2013 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
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mgDa anni sono un ammiratore di Mauro Gallegati e so che sul piano scientifico egli è assai superiore alla media degli economisti che sfilano in Tv e lardellano le pagine dei quotidiani, la maggior parte dei quali non saprebbero neppure leggere i suoi paper. Mi è dunque spiaciuto il vederlo apparire oggi nell’arena mediatica in veste di guru pop, come un Casaleggio qualsiasi.

Gallegati le spara grosse, come per esempio “Il nostro vero problema è la troppa disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza”. Eppure il problema che contraddistingue l’Italia non è la distribuzione patrimoniale, meno iniqua che altrove, ma semmai quella reddituale. Appare ben più urgente agire su salari e stipendi che non sui patrimoni. (E senza dimenticare che eserciti di negozi e botteghe artigiane hanno chiuso e stanno chiudendo, e stipendi non ne hanno).

Facendo un generoso esercizio di interpretazione della confusa intervista al Corriere, potremmo supporre che il Prof volesse semplicemente dire, alla Bersani, che si dovrebbero prendere un po’ di quattrini dai patrimoni dei ricchi per poi distribuirli come reddito ai più poveri: per esempio diminuendo il cuneo fiscale sulle retribuzioni. Questo si ottiene, fra l’altro, cominciando ad applicare un’imposta patrimoniale annuale, che comunque da sola non basta. Se invece applicassimo una maxi-imposta del 7,5% (Gallegati ha detto “5-10%”) sui patrimoni finanziari netti “dell’1% di italiani più ricchi”, il gettito sarebbe grosso modo di 17 miliardi di EUR, pari a circa 2800 EUR per lavoratore dipendente. Ovverossia: distribuiremmo 233 EUR/mese per dipendente medio, ma una tantum, visto che non possiamo ope legis diminuire del 7,5% ogni anno i grandi patrimoni -anche perché in 8 anni li dimezzeremmo. Dunque, a partire dall’anno successivo gli stipendi tornerebbero a essere quelli di prima.

O forse Gallegati intenderebbe utilizzare i proventi della maxi-patrimoniale una tantum per investimenti pubblici infrastrutturali che generino lavoro o per finanziare piccole imprese o Dio sa che altro.

Oppure egli intendeva riferirsi alla necessità di ridurre lo squilibrio patrimoniale per contrastarne il rischio economico. (Contrariamente a quel che in genere si pensa, infatti, la questione della “equità” non è solo etica: gli squilibri eccessivi portano a perturbazioni merceologiche e rapide distruzioni di aziende, svilimento dei livelli qualitativi di prodotti e servizi, criminalità, costi insostenibili del welfare e forse persino crisi finanziarie come quella partita nel 2008). Ma l’imposta una tantum del 7,5% è la strada? Oppure una strada? Boh. E, in ogni caso, gli squilibri italiani sono ancora lontani da quelli statunitensi di cui parla Stiglitz.

Dall’intervista al Corriere non s’è capito cosa Gallegati intendesse dire ed essa appare come una sparata tra le tante che abbiamo sentito in campagna elettorale (“Cancello le tasse!”. “Tolgo ai ricchi per dare ai poveri!”. “Largo ai talenti!”. “Al diavolo la Merkel!”. E così via). I media riducono tutto a una poltiglia priva di senso: e, ahinoi Prof, il saper comunicare è ingrediente indispensabile della politica… Sennò, meglio tenersene alla larga.

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