Avanti così

Pubblicato: 7 maggio 2013 da Paolo Magrassi in Uncategorized
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hmLa squinzia “con due dottorati in studi umanistici” scrive (badate, non è che dica: bensì scrive tongue-in-cheek) “Io sono una di quelle che vive” al forum di Beppe Severgnini.

Avevamo già registrato da qualche anno la definitiva vittoria della concordanza retorica a senso [sballato]: il “vive” riferito a “una”, anziché a “quelle”, e con le “quelle” totalmente inutili, visto che basterebbe scrivere “io sono una che vive” per salvare capra e cavoli. Ormai l’italiano si parla e si scrive così: io sono una di quelle le quali vive. E vabbe’.

E ora, attenzione: se posso accordare il che all’una (una che vive), allora perché non accordare, già che ci sono, il verbo all’io (io vivo)? Si avvererebbe in tal modo la nostra previsione di due anni fa: “io sono una di quelle che vivo”. E infatti, è successo.

Il primo confortante segno di conferma alla nostra previsione ce lo ha offerto nei giorni scorsi lo stesso Beppe, che non vanta traballanti dottorati in materie frou frou ma una buona vecchia laurea in giurisprudenza, di quelle alle quali si arrivava dopo aver studiato l’analisi logica alle Medie inferiori, e che sa scrivere. Parlando da Gruber, egli ha detto “Io sono uno di quelli che penso che Napolitano […]”, senza mostrare alcun moto di disturbo né accennare a un tentativo di autocorrezione.

L’imprimatur è autorevole. Il dado è tratto. Aspettiamo solo di vederlo per iscritto.

Un altro passo avanti verso una lingua più misera, sempre più povera di costrutti e, soprattutto, sempre più sganciata dalla logica aristotelica.

In una prossima puntata discuteremo un altro trend emergente: l’accordo di genere all’ultima parola pronunciata: “le vite private dei politici francesi sono tutelati dalla privacy”, perché il cervelletto dell’Homo massmediaticus si dimentica il termine (n-1)simo subito dopo aver pronunciato l’nesimo. Fateci caso, in Tv.

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