Un anno dopo, confermo

Pubblicato: 7 luglio 2013 da Paolo Magrassi in Politica e mondo, Scienza
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Caro BSEv, fai bene a sottolineare quanto questo sia il momento degli economisti (“Istruzione, oltre Luiss e Bocconi”, http://alturl.com/nzf35). La cosa non sorprende, vista l’enorme enfasi che viene posta da 20 anni sulle questioni economiche. Peccato, però, che l’economia, pur importante nonché spesso paludata da un sofisticato armamentario matematico, non sia una scienza galileana, almeno a livello macro. Essa infatti non può avvalersi del sostegno sperimentale. In macroeconomia non si può organizzare un esperimento e poi divulgarne i risultati affinché altri possano replicarlo, come si fa in fisica, in chimica, in biologia. Gli economisti non possono creare artificiosamente una bolla immobiliare, far fallire una grande banca o un Paese, oppure creare il 25% di disoccupati in un posto per poi vedere che succede. E questa lacuna metodologica, solo minimamente (per ora) lenita dalle simulazioni informatiche, si combina con la formidabile complessità della materia, indebolendo di molto le facoltà previsionali. Gli economisti non sanno prevedere quasi nulla: dove per «prevedere» un evento non si intende vaticinare, bensì specificarne la data, il luogo e la magnitudine, con sufficiente affidabilità e accuratezza da giustificare il costo della risposta. In medicina, per esempio, la complessità c’è ma gli esperimenti sono possibili: il risultato è che le previsioni che vi si fanno sono, per quanto incerte e probabilistiche, molto migliori di quelle che si fanno in economia. Questo “dirty little secret” andrebbe sempre tenuto a mente dagli economisti, veri e fasulli, che sgomitano, spesso utilmente ma a qualche volta meno, nell’arena mediatica…

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