L’erba del vicino

Pubblicato: 18 novembre 2013 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo

perrotsIl cliché di una Germania che «ha fatto i compiti a casa» dopo l’euro, ha un modello socio-politico superiore ed esporta tecnologie raffinate, mentre tutti gli altri paesi dell’area euro, Italia in testa, sono inaffidabili e confusi venditori di ciarpame obsoleto, è ovviamente una caricatura della realtà.

Si fonda, è vero, su alcuni dati di fatto, come la robustezza industriale tedesca. Però trascura completamente il dato monetario, il cui peso non è inferiore agli altri fattori e forse addirittura è superiore. Ed è tutto a favore della Germania.

Noi non addetti ai lavori siamo sempre inclini a trascurare il lato monetario dell’economia, perché non lo capiamo, ma sta di fatto che secondo i calcoli degli esperti, tedeschi inclusi, dall’entrata in vigore dell’euro la Germania gode di un vantaggio competitivo sui prezzi dell’ordine del 20%, ossia le sue merci in esportazione costano il 20% in meno di quel che costerebbero se ci fosse ancora il marco.

Io non so se questo solo fatto sia sufficiente, come alcuni economisti sostengono, a spiegare tutte le fortune della Germania dal 2001, ma alla luce di esso mi vengono a noia le tiritere sulla superiorità del «modello tedesco» (quantomeno, quelle che non lo citano).

E se poi per magia noi italiani imparassimo a leggere la stampa teutonica, apprenderemmo anche di una classe politica percepita come inaffidabile, di una cancelliera vista da molti come un’opportunista dalle idee confuse, di un paese nel quale gli intellettuali di ogni orientamento non hanno votato alle ultime elezioni, e di “grosse coalizioni” mitizzate in Italia ma considerate maldestre e inconcludenti da una grande fetta di opinione pubblica tedesca.

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