Semplificando

Pubblicato: 8 febbraio 2014 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
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nannarellaNel paese del melodramma e delle mamme in lacrime, dopo la solfa dei giovani talenti in fuga, si affaccia quella degli operai italiani in rotta a falangi verso la Germania. Chissà che anche questa non sia una fanfaluca.

Per tentare di capirci qualcosa, apriamo “International Migration Outlook 2013” dell’Ocse a pagina 23.

Emigrati  (non necessariamente tutti operai, o poveri, o in fuga. E forse neppure tutti indigeni) dall’Europa in crisi verso l’Europa ricca nel 2011: 1,4 italiani ogni mille residenti, 1,5 spagnoli, 3,5 irlandesi e greci, 5,5 portoghesi. Aumento significativo nei primi nove mesi del 2012, che però hanno visto sempre tre-quattro volte meno emigrati italiani che non di altri paesi mediterranei.

Io non credo nella neutralità dei dati, dunque mi limito qui a chiedere quale delle seguenti tre sia la notizia più sensata da dare dopo aver scorso quei numeri: (A) di tutti i paesi in crisi, quello con meno emigranti è l’Italia; (B) massiccia emigrazione portoghese verso l’Europa settentrionale; (C) nel 2011, 85mila italiani sono emigrati verso l’Europa del Nord.

Io darei le notizie A, B, e C assieme. Ma purtroppo la complessità non è fatta per i media, che proprio per questo sono incapaci di leggere la realtà dei grandi fenomeni contemporanei.

Ed ecco che, infatti, i media italiani hanno scelto unanimemente e invariabilmente la notizia C, corredandola di logorroici commenti sociologici che potrebbero venir tutti capovolti di 180 gradi se solo si scegliesse A.

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