Spare us the email yada-yada

Pubblicato: 7 ottobre 2014 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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imagesLo proposi un anno fa a Beppe Severgnini, di fondare il RiMeCE, Risparmiateci le Menate in Calce alle Email. L’Economist ci starebbe, visto che già nel 2011 scriveva: “Spare us the e-mail yada-yada”.

Fenomeno di superficialità virale, catena di Sant’Antonio del futile, festival dello stupore protodigitale, spada di Damocle incombente su ogni PRINT, il disclaimer in fondo all’email si è affermato in Italia con il debito ritardo di un paio di lustri rispetto agli Usa, l’inesauribile bacino di legulei che lo generò.

Ma noi vi ci siamo abbandonati con voluttà, al punto che i nostri server appiccicano a ogni email un’esclusione di responsabilità anche in inglese, rigorosamente maccheronico. A dispetto degli sparuti rimandi all’articolo 31 del codice della Privacy (poteva mancare?), l’utilità legale dei disclaimer in calce ai messaggi, specie se non collegati al contenuto dei medesimi, è pari a zero: se così non fosse, essi dovrebbero accompagnare telegrammi, lettere, cartoline postali, fax, sms («tvttb ma se nn 6 tu, cestina») e telefonate («Buon giorno. Il dottor Rossi? Badi che se non è lei, mi deve informare immediatamente e riattaccare subito!»).

Nel 2001, The Register bandì un concorso per i disclaimer più lunghi, i più comici, i più incomprensibili. Da noi potrebbe farlo Dagospia, o Blob…

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