Lapsus rivelatori

Pubblicato: 5 dicembre 2014 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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SBIl simpatico e competente Sebastiano Barisoni è il meglio che Confindustria e il Sole 24 Ore possano offrire per la trasmissione di approfondimento economico-finanziario di Radio 24, in onda quasi ogni giorno alle 17:30.

L’altro ieri egli ha parlato dell’acquisto di una nuova auto, in sostituzione di quella vecchia e scassata (il parco circolante italiano è tra i più vetusti), come di un “investimento”. Un lapsus, certo: ma rivelatore di un humus culturale.

E’ difficile immaginare qualcosa più lontano da un investimento dell’acquisto di un’automobile, a meno di non essere tassisti. Ma la confusione tra spesa e investimento è tipica del linguaggio e del dibattito politico italiano: sono “investimenti” la manutenzione degli edifici scolastici, l’acquisto di una smart tv, l’asfaltatura di una strada, la settimana bianca…

Presentandoci così a digiuno delle elementari nozioni di economia, non possiamo poi stupirci se inglesi e americani ci deridono sui media e i tedeschi ci menano per il naso a Bruxelles. E’ vero, infatti, che l’incompetenza si riduce salendo dal tassista medio al Barisoni medio al funzionario medio del Ministero dell’Economia: ma non si riduce mai del tutto.

Prendiamo, ad esempio, la finanza creativa, l’economia reale e via blaterando. E’ ceetamente assai urgente che la politica metta le briglie alla finanza speculativa. Però fino ad ora sono circolate più che altro soluzioni semplicistiche e populistiche.

Chessò: i credit default swaps (Cds) sono strumenti di protezione dal rischio. Se qualcuno ha un grande debito con me, io li compro per assicurarmi contro l’eventualità del suo fallimento. Oppure, se esporto macchinari in Cina dall’Italia essendo pagato in dollari, mi assicuro circa un crollo del valore del dollaro contro l’euro. E così via. (I luoghi di compravendita dei Cds sono i mitici e mefistofelici mercati over-the-counter, facilitati dalle odiatissime banche d’affari).

Sembrerebbe logico impedire a chi non vanta alcun credito verso, poniamo, l’Italia di compravendere i Cds riguardanti il default di questo Paese: qui siamo giustappunto al confine tra la finanza ancella dell’economia reale e la finanza speculativa fine a sé stessa.

Eppure, a questa (ragionevole) proposta avanzata da statisti europei e dallo stesso George Soros, molti autorevoli finanzieri, tra i quali il segretario al Tesoro Usa Geithner, opposero tempo addietro l’argomento che l’abolizione dei naked Cds priverebbe il mercato della liquidità e del dinamismo che lo rendono efficiente: senza gli speculatori, il mercato Cds diventerebbe asfittico e opaco, e in pratica non sarebbe più possibile proteggersi dai rischi per quella via.

Si tratta di un’obiezione valida, e valida, tra l’altro, per tutti i mercati come per esempio la Borsa. Per contestarla occorre capire di finanza più di quanto non capiscano la maggior parte dei politici europei e forse i loro stessi tecnici, per non parlare dei media.

Ricordiamoci che la finanza è diventata, da oltre un secolo, appannaggio degli anglosassoni, e che noi continentali capiamo di “derivati” all’incirca quel che in Texas capiscono di cucina casalinga mediterranea…

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