L’aria che Gesù respirò

Pubblicato: 8 dicembre 2014 da Paolo Magrassi in Scienza
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mathwondersDurante una cena prenatalizia, degli amici mi hanno deriso perché ho accennato alla probabilità che noi si respiri un atomo respirato a suo tempo da Shakespeare o da Gesù.

E invece non è una fanfaluca. Non ricordavo dove avevo letto la dimostrazione ma ora Google mi informa che si trattava delle bellissime interviste di Odifreddi ai Nobel (un altro libro del cuneese folle che andrebbe prescritto come testo scolastico).

E’ Dudley Herschbach a spiegargli che «[le molecole] si trasformano in altre molecole, mediante reazioni chimiche che è difficile seguire, perchè le molecole sono incredibilmente piccole e incredibilmente numerose. L’esempio che mi piace fare è che il numero di molecole in un cucchiaino d’acqua è più o meno uguale al numero di cucchiaini d’acqua in tutti gli oceani».

Infatti, dico io, un calcolo non difficile ci porta a constatare che se versiamo un bicchier d’acqua in mare ad Alassio e poi andiamo alle Maldive col bicchiere vuoto e lo riempiamo dal mare, ci capiteranno dentro circa …800 molecole dell’acqua che avevamo versato.

Prosegue dunque Herschbach: «[Durante il mio corso] faccio calcolare quanto pesa l’atmosfera, il che si può ottenere dall’altezza della colonnina di mercurio, o della colonna d’acqua: basta conoscere la densità e calcolare la forza, e il risultato è 6 miliardi di megatonnellate, cioè 6*10exp15 chili. Usando il numero di Avogadro, si può poi trovare il numero di molecole dell’atmosfera, che è 10exp44. Ora, il numero di molecole in un respiro è circa 10exp22: così, il rapporto di una molecola rispetto a un respiro, è lo stesso che quello del respiro rispetto all’atmosfera. E la maggior parte di quelle molecole sono azoto: molto stabili, e dunque probabilmente molto antiche. Il che significa che in ogni respiro probabilmente inaliamo almeno una molecola già inalata da chiunque abbia mai respirato: Cleopatra, Gesù Cristo, scelga lei».

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