Mammismo italico

Pubblicato: 12 giugno 2015 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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santa-maria-pizzeria-london-1«Non è più salutare mobilità europea: è una nazione in fuga», ha scritto qualche mese fa Beppe Severgnini a proposito dei presunti (stima del Consolato italiano) 400mila italiani nella Greater London.

Eppure se egli fosse andato al Consolato francese lo avrebbero informato che loro ne avevano là 400mila già due anni prima. E se fosse andato in quello danese gli avrebbero raccontato che gli europei più usi a trasferirsi a Londra sono loro, seguiti a ruota da irlandesi, svedesi, olandesi e lituani. Nazioni in fuga anche loro?

Se poi Beppe fosse editorialista non del Corriere ma della Gazeta Wyborcza, leggerebbe sul Telegraph che la seconda lingua parlata in UK dopo l’inglese è il polacco. Se fosse inglese, scriverebbe che i suoi connazionali sono tra i più espatrianti al mondo, giovani in testa. Da francese, avrebbe scritto su Le Monde che sempre più ragazzi lasciano la Francia, con TF1 a fargli eco precisando che Londra ne è la mecca.

Insomma: a Londra ci vanno tutti e noi, semmai, meno di molti altri. Di che stiamo parlando?

Quanto alla correlazione, quasi sempre tirata in ballo o adombrata, tra tasso di disoccupazione e diaspora londinese, essa sembra ardita assai: non solo perché tale teoria non spiega il maggiore afflusso rispetto a noi di francesi, danesi e polacchi (che pure hanno disoccupazioni giovanili molto più basse della nostra), ma anche perché tra disoccupati e inoccupati corre quella oscura ma cospicua differenza che i media dovrebbero sempre maneggiare con cura perché non la comprendono proprio.

Io credo che i giovani che lavano piatti e bicchieri in Greater London potrebbero farlo a Treviso o a Perugia, solo che là imparano anche un po’ di inglese e un po’ di mondo. Credo che sia un bene, e ne vorrei di più.

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