Migranti: qualche numero

Pubblicato: 26 febbraio 2016 da Paolo Magrassi in Politica e mondo
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Due buone fonti di dati concernenti gli attuali flussi migratori verso l’Europa sono Eurostat, ossia l’ufficio statistico della Commissione Europea, e UNHCR, ossia l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati.

Richiedenti asilo

Dopo il picco del 1991-92, il numero delle persone richiedenti asilo nell’UE si è mantenuto compreso grosso modo tra le 200 e le 300mila per anno sino al 2012, per poi cominciare a impennarsi dal 2013 in avanti:

richieste asilo

I richiedenti asilo in uno dei 28 paesi dell’UE nel biennio 2013-2014 (barre verdi della grafica) sono stati un milione e 57mila, dei quali circa 172mila siriani, 67mila afgani, 58mila kosovari, 53mila serbi, 51mila eritrei, 43mila iracheni, 31mila nigeriani e così via, come illustrato in dettaglio qui.

Nel corso del 2014 i paesi UE che hanno visto il maggior numero di richieste di asilo politico sono stati la Germania con circa 203mila, la Svezia 81mila, l’Italia 65mila, la Francia 64mila, l’Ungheria 43mila, l’Austria 28mila, il Belgio 23mila. Se si considera tuttavia il rapporto tra richiedenti asilo e numero di abitanti residenti, i paesi più “coinvolti” del 2014 sono stati soprattutto Svezia (8 richiedenti ogni mille abitanti), Ungheria (4) e Austria (3). Questi stessi si stanno rivelando essere i  più impattati anche nel 2015, stando alle statistiche preliminari. (L’Italia ha visto, nel 2014, un richiedente asilo ogni mille abitanti).

Circa la metà delle richieste di asilo 2014 sono state accolte in prima istanza, ma alla fine quelle effettivamente approvate sono state solo il 18% delle richieste originali. (Fonte: Eurostat, Asylum Statistics 2014: Decisions on asylum applications). Ossia, a quanto pare, la maggioranza dei migranti non avrebbero lo status di rifugiato politico o assimilabile, né meriterebbero aiuti umanitari. L’80% dei riconoscimenti di asilo o rifugio umanitario del 2014 sono avvenuti in Germania, Svezia, Francia, Italia, UK e Olanda.

Nei primi tre trimestri del 2015 (i dati Eurostat relativi all’intero 2015 non compariranno che in marzo 2016), i richiedenti asilo in EU-28 sono stati circa 800mila. Dunque, molto ma molto a spanne, proiettando conservativamente a 900mila la stima per il 2015 (secondo UNHCR sarebbe 1015mila) e sommandola al totale 2013-2014 di cui parlavamo sopra, possiamo dire che grosso modo due milioni di richiedenti asilo hanno bussato alle porte dell’EU nel triennio 2013-2015: lo 0,4% della popolazione residente.

Profughi

Il numero di richiedenti asilo (peraltro affetto da problematiche statistiche come ad esempio la non infrequente multipla registrazione in vari Paesi) fornisce solo un’approssimazione di quello complessivo dei migranti: la somma dei richiedenti asilo e dei profughi (refugees), infatti, è un numero più elevato.

Secondo i calcoli dell’UNHCR i profughi erano, in Europa, circa 3,5 milioni a giugno 2015 (lo 0,7% rispetto alla popolazione europea residente), e con una forte dinamica in crescita: più 316mila individui nei primi 6 mesi del 2015, rispetto all’intero 2014. Svezia e Malta osiptavano, a giugno 2015 secondo UNHCR15 rifugiati ogni mille abitanti residenti.

Dunque, se sommiamo i profughi presenti a giugno 2015 ai richiedenti asilo 2013-2015, possiamo stimare che circa 5 milioni di migranti siano entrati in Europa da gennaio 2013 a giugno 2015, pari a circa l’1% della popolazione europea residente.

Permessi di soggiorno

L’influsso di persone da fuori UE verso l’interno di essa, non è determinato solo dai richiedenti asilo e dai “rifugiati” in genere, bensì anche dai permessi di soggiorno concessi.

Per avere un’idea dei numeri in gioco, si consideri che nel 2014 i paesi dell’UE-28 hanno concesso 2 milioni e 304mila permessi di soggiorno a persone provenienti da altri paesi. Questi paesi di provenienza furono, nel 2014, soprattutto Ucraina (303mila), USA (199mila), Cina (170mila), India (135mila), Marocco (96mila) e Siria (82mila).

I permessi di soggiorno si concedono soprattutto per motivi di studio o lavoro, e per ricongiunzioni familiari. Da questa interessante tabella potete apprezzare, ad esempio, che nel 2014 il 4,5% degli statunitensi hanno ottenuto il permesso dall’Italia, il 5,9% dalla Danimarca e, abbastanza ovviamente, il 68% dalla Gran Bretagna. Vedete anche che il grosso dei marocchini lo hanno ottenuto in Spagna, Francia e Italia; e il grosso dei siriani in Germania e Svezia.

Notiamo, per inciso, che nel 2014 sono arrivati in Europa circa 204mila siriani, 82mila dei quali con permesso di soggiorno e 122mila richiedendo asilo politico.

Del metodo

Ho solo voluto presentare qualche dato affidabile e di fonte degna, anziché di mera derivazione giornalistica o addirittura partigiana. Non è statp facile: ho trovato dati confusi e difficili da aggregare, e mi ci sono orientato a fatica.

Non si capisce perché la gente arrivi a usare la partigianeria, stile tifo da stadio, anche in un argomento come questo dei migranti. E’ probabilmente falso che ci troviamo dinanzi a un assalto fatale all’Europa, anche se le previsioni sul numero complessivo di migranti parlano di forte crescita, secondo UNHCR, per i prossimi anni. Ed è palesemente falso che, poiché le percentuali in gioco sono minute, allora non esiste alcun problema. Che qualche problema ci sia, lo di desume dall’impazzimento che pervade paesi tradizionalmente civilissimi, come la Svezia che deporta i migranti, la Danimarca che gli impone tasse, i naziskin tedeschi all’assalto dei pullman, l’Austria e l’Ungheria che erigono muri.

La risposta europea appare inadeguata, e da troppo tempo. Occorrono meno partigianeria e più pensiero strategico e politico, per uscire da questo problema (che è tale più per i profughi che non per noi) e magari trasformarlo in opportunità, stante il poco incoraggiante invecchiamento dell’Europa.

 If tortured long enough, data will confess anything

A volte si sentono espressioni del tipo “i dati parlano chiaro”, “i dati parlano da soli”, “i numeri non mentono”, e così via. Sciocchezze. Per prima cosa, i numeri debbono provenire da fonti accreditate e competenti. In secondo luogo, devono essere raccolti, selezionati. Ad esempio, io non vi ho riferito tutti i dati in tema di migranti che si possono reperire presso le due fonti sopracitate; già l’omettere alcuni dati e includerne degli altri, corrisponde a effettuare delle scelte analitiche, deduttive: sono io che ho deciso di quali dati qui si parla. In terzo luogo,  i dati vanno capiti. Se dico “il terremoto del Friuli fu di 6,4 gradi Richter mentre quello dell’Aquila fu di 5,8”, pochissimi capiscono che il primo fu circa 4 volte più energetico del secondo, mentre i più penseranno che lo fu solo del 10%.

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