Camionisti in fuga

Pubblicato: 4 marzo 2016 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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cervelli Non dubitavo che i media avrebbero scambiato per “talenti in fuga” i 100mila italiani che hanno lasciato il Paese nel 2015.

Sarebbe bastato leggere il comodo comunicato-stampa dell’Istat per capire che a 145.000 uscite, di cui 100.000 italiani, hanno fatto riscontro 273.000 ingressi (che non erano “talenti in arrivo”!). Ma mi rendo conto che in quella mezza paginetta c’erano troppi numeri!

Sarebbe stato addirittura miracoloso, poi, se qualche giornalista avesse googlato Ons e Insee, ossia gli Istat inglese e francese, scoprendo che nel 2015 i francesi che hanno lasciato la Francia e i britannici che hanno lasciato la Gran Bretagna sono stati molti di più di 100mila.

Come abbiamo ripetuto e dimostrato qui sino alla noia, ricercatori e young professionals emigrano sempre di più e da tutti i paesi, perché sia le imprese sia la ricerca sono globalizzate. E dall’Italia il flusso migratorio non è neppure tra quelli più elevati.

Ma ormai, la visione dominante sui nostri media è delirante: vede solo l’Italia, come se il resto del mondo non esistesse, e in più fa percepire come “talento in fuga” qualunque camionista che attraversa il Brennero portando prosecco in Germania.

Eppure informarsi, dando ogni tanto un’occhiata alle fonti attendibili e accreditate (Istat, Ocse, Worl Bank, Eurostat, …), si potrebbe fare stando alla scrivania… C’è poco da fare, dobbiamo rifarci a due vecchi adagi: “Dear God, never let the facts get in the way of a good story” e “In the age of information, ignorance is a choice”.

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