Mannaggia i logaritmi!

Pubblicato: 22 novembre 2016 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
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chartStamane alla radio hanno parlato di molte scosse notturne nelle zone di Norcia e limitrofe, “la più forte delle quali di 2,9 gradi”.

Una scossa di 2,9 gradi non solo è praticamente inavvertibile dalle persone (se non in condizioni molto particolari, come ad esempio a riposo e ai piani alti), ma è anche 250mila volte meno energetica di quella di magnitudo 6,5 del 30 ottobre nella zona di Norcia. Duecento cinquanta mila volte, capito?

E’ chiaro ed evidente che i media non ci prendono sulla questione della intensità dei terremoti, e questo accade dopo almeno mezzo secolo di eventi accaduti “in diretta” e con milioni di interviste a poveri esperti che parlano al vento. Ma la colpa è proprio degli esperti, che devono aggiornare, semplificandola, la loro comunicazione. Vediamo come.

I logaritmi sono roba tosta e un mio amico che insegna da decenni alle Superiori mi assicura che la metà dei ragazzi non riescono a capirli. Dunque non stupisce che l’Italia non abbia ancora imparato a capire la “Magnitudo” dei terremoti, che è un logaritmo.

Semplificando un po’, si può dire che se due terremoti differiscono di 1 grado di Magnitudo, allora le energie da essi sprigionate differiscono di trenta volte: un terremoto di Magnitudo 6 è trenta volte più energetico di un terremoto di Magnitudo 5; e un terremoto di Magnitudo 3 è 30x30x30 = 27mila volte meno energetico di un terremoto di Magnitudo 6.

Questi numeri vanno poi visti alla luce della profondità dell’ipocentro, del tipo di terreni coinvolti, della qualità dei fabbricati, e altri parametri, ma un’idea la danno: ed ecco perché sono poco sensate quelle notizie che, dopo un terremoto importante, si affannano a riferire di scosse di assestamento di 3 o 4 gradi di Magnitudo. Quattro gradi sono 900 volte meno pesanti di sei, ossia una cosa da ridere rispetto a un terremoto “vero”: e tre gradi sono una totale non-notizia.

Invece di postare su @ingvterremoti dei tweet che nessuno capisce, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dovrebbe escogitare una scala lineare per i terremoti compresi tra Mw=5,5 (sisma che può provocare danni seri) e Mw=6,9 (massima magnitudo in Italia negli ultimi 100 anni). L’energia andrebbe così grosso modo da uno a mille, e i numeri sarebbero immediatamente comprensibili a tutti. Per esempio:

Norcia (ottobre 2016) energia 300;

Amatrice (agosto 2016) 80;

L’Aquila (2009) 80;

Irpinia (1980) 1250;

Friuli (1976) 200.

Si potrebbero, per quella via, classificare con semplicità anche i terremoti catastrofici che avvengono nelle parti più colpite del pianeta, e la cui energia esorbita dalla scala linerare che io propongo. Si potrebbe dire, ad esempio: Giappone 2011 (“Fukushima”) = 2000 volte Irpinia.

Analoghi metodi semplificati dovrebbero essere escogitati anche per comunicare il rischio. Le mappe colorate vanno benissimo, ma non bastano: all’Aquila, gli esperti quasi finirono in galera, per non aver comunicato efficacemente il rischio…

Una comunicazione lineare ed efficace, senza fronzoli e latinorum, ci aiuterebbe a capire il fenomeno: aiuterebbe politici, Protezione civile, Forze dell’ordine, volontari.  Come possiamo, altrimenti, pensare di fronteggiarlo?

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