La asocialità di Robert Zimmerman

Pubblicato: 25 novembre 2016 da Paolo Magrassi in Uncategorized
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teen-bobBob si segnalò già a 22 anni facendo una dichiarazione strampalata mentre gli consegnavano il Tom Paine Award, e parecchie altre ne ha fatte in circostanze analoghe.

E poi sbadigliava mentre gli veniva conferito un Dottorato alla St. Andrews University in Scozia; non si presentò a Corte per ritirare il Príncipe de Asturias; scappò senza salutare Obama dopo la consegna della Presidential Medal of Freedom; non strinse la mano a un osannante Letterman che lo invitò per l’ultima puntata; scrisse Day Of The Locusts dopo la consegna del dottorato a Princeton («I put down my robe, picked up my diploma / Took hold of my sweetheart and away we did drive / Straight for the hills, the black hills of Dakota / Sure was glad to get out of there alive»).

La asocialità di Robert Zimmerman può essere in parte dovuta, oltre che alla timidezza e al genio, il quale raramente si accorda con affabilità ed estroversione, anche alla eterna lotta per sfuggire alla trasformazione in «bandiera» di questo o e di quello, operata dai fan esagitati, che nei Sessanta lo vollero leader politico («everybody wants you / to be just like them / they sing while you slave and I just get bored / I ain’t gonna work on Maggie’s farm no more»), poi maestro di vita, e oggi lo credono strafico perché snobba la Svenska Akademien, mentre si tratta solo di un gesto goffo e impacciato.

Gesto che comunque, in cambio del regalo che ci ha fatto di una così «vasta e complessa letteratura» (Borges), non riusciamo a non perdonargli.

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