Cervelli fuggiti? Quelli dei media

Pubblicato: 10 dicembre 2016 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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denial

Continua senza posa la lagna che vuole gli italiani tutti “giovani talenti” in fuga da un Paese maledetto. I commentatori sono alla voluttuosa ricerca di numeri che confortino quella tesi preconcetta, senza riguardo alcuno per quelli che potrebbero confutarla.

Consultando i quotidiani europei, scoprirebbero che ovunque si pensa che i propri giovani siano in fuga e siano i più bravi: ecco infatti i cerveaux en fuite, la fuga de cerebros, il brain drain tedesco e quello britannico. E poi gli assalti a Erasmus, le multinazionali in espansione, i soggiorni a Londra, sport internazionale e non solo italiano, come dolentemente e piagnosamente si crede nel Belpaese.

Se prendiamo OECD International Migration Outlook 2016, esso ci dice che l’emigrazione di italiani (il 70% senza neppure un diploma, e solo un terzo giovani, anche se, nei grandi numeri, sicuramente si nasconde anche un brain drain) è raddoppiata nel periodo 2010-2014. Ma se continuiamo nello stesso file PDF, leggiamo che l’anno scorso, per dire, olandesi e danesi sono espatriati quattro volte più noi e gli svedesi il doppio. E se sapessimo un po’ di francese, constateremmo che il saldo negativo tra rientri ed espatrii di francesi è raddoppiato in un decennio.

Negli anni Ottanta è esplosa la globalizzazione, e i flussi di tutto, persone incluse, salgono da allora esponenzialmente. Gli italiani sono nel trend come altri europei, con poche varianti (difficile rientrare per carenza di multinazionali e vigente gerontocrazia; pochi “talenti” stranieri in ingresso; crisi economica peggiore qui) e con un po’ di mobilità in meno, dati l’inglese scarso e il famoso mammismo (misurabile già ben prima della crisi).

Il trend essendo esponenziale, ciò che ieri è raddoppiato domani potrebbe triplicare: frigneremo più forte, o tenteremo di capire meglio la società?

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