La verità sulla post-verità?

Pubblicato: 1 gennaio 2017 da Paolo Magrassi in Politica e mondo
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In tutto l’Occidente le elezioni (e i referendum) si vincono guadagnandosi la maggioranza degli indecisi, che sono circa un terzo dell’elettorato.

Si tratta di persone senza forte connotato ideologico (o che lo avevano ma se ne sono sbarazzati) e molto sensibili, a misura che il giorno del voto si avvicina, alle sollecitazioni dall’esterno, in base alle quali inevitabilmente si orienteranno.

Tutti i politici e i loro consulenti sanno bene che è cruciale raccontare la storia giusta agli indecisi, e che ciò va fatto in un momento il più vicino possibile al giorno fatidico. E’ lì che si spende il grosso delle risorse impiegate in una campagna elettorale.

top20-election-storiesBuzzFeed ha rilevato che durante la campagna presidenziale Usa le notizie farlocche inerenti ai candidati hanno generato su Facebook tre volte più click di quelle provenienti dai principali canali di informazione e si sono impennate negli ultimi tre mesi.

Sei su sette delle fonti false erano pro-Trump. Tutti i loro siti web erano neonati. Molti risiedevano in Macedonia. Il solo newswire Ending the Fed, anch’esso di proprietà sconosciuta e nato solo in marzo 2016, ha generato sotto elezioni più click del New York Times e del Washington Post.

L’analisi è ancora incompleta. Cliccare su un sito fasullo non significa per forza crederci; i clicks possono essere generati da bots; il fenomeno potrebbe non essere direttamente correlato alle elezioni ed essere solo un corollario della “fisiologica” diffusione dei newswire tarocchi, che da sempre servono a vendere pubblicità alla gente credulona che ci clicca sopra avidamente. Eccetera: BuzzFeed stesso elenca alcune aree della sua analisi necessarie di irrobustimento.

Ma la suggestione è evidente: che impatto hanno avuto quelle reazioni sui social, sull’orientamento al voto da parte degli indecisi?

In Usa, i trumpiani sostengono che questa teoria circola solo perché i liberal sono così rintronati dal risultato che devono andare a inventarsi fanfaluche per spiegarselo. Può darsi. Ma ci sono due fatti che si oppongono a questa lettura. Primo, i numeri di BuzzFeed, che peraltro sono riecheggiati da altre fonti. Secondo, l’asserzione del Presidente Obama, che i servizi segreti russi avrebbero interferito con l’opinione dell’elettorato americano. Asserzione che non dev’essere solo intellettualistica e/o partigiana, se lo ha portato a prendere misure draconiane sul piano diplomatico…

Non mi ha convinto nessuna delle analisi che ho letto sui giornali per spiegare la sorpresa Trump. Intanto, è del tutto illogico che chi non aveva «capito nulla» prima dell’8 novembre, sapesse spiegare tutto già il giorno dopo.

Poi, quelle analisi (gli operai della rust belt che si gettano in braccio a Trump, i radical-chic che vivono nella torre d’avorio, ecc ecc) sottovalutavano – e, nella stampa italiana, ignoravano – la questione della manipolazione via social media, che comincia ad affacciarsi come un fattore potenzialmente decisivo per capire la vittoria di Trump, e forse anche quella della Brexit e quella del NO italiano: tutti risultati sorprendenti sul piano quantitativo.

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