Sudditi dell’amigdala

Pubblicato: 6 gennaio 2017 da Paolo Magrassi in Politica e mondo
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amigdala_8Dalle neuroscienze emerge che l’inclinazione del pubblico mediatico a preferire le cattive notizie sia in ultima analisi da attribuirsi a quel che succede tra amigdala e ippotalamo nelle strutture cerebrali ancestrali.

Siamo nati come animali nella natura selvaggia, esposti ai gravi rischi rappresentati da predatori, malanni ed eventi naturali: era di vitale importanza il saper riconoscere presto i pericoli. L’Evoluzione ci ha forniti di meccanismi per decidere alla svelta quali, tra le informazioni che ci pervengono dall’ambiente esterno, siano importanti o persino vitali, e quali “optional”.

Il costo dell’ignorare un possibile beneficio è solo una mancata opportunità, che oltretutto potrebbe anche ripresentarsi; mentre il costo di ignorare una minaccia può essere fatale.

Insomma, le cattive notizie sono più utili di quelle buone, ed ecco perché sono 15 volte più ricorrenti nei media (in Usa; ma credo che Italia le cose non siano molto diverse).

Allo stesso modo, però, la parte primitiva del nostro cervello può a volte indurci a partecipare a una violenza di branco; vorrebbe che le donne restassero in casa a curare i piccoli, che gli imputati venissero torturati, i “diversi” gettati nei fiumi o sepolti vivi, le viscere degli animali interpellate per conoscere la qualità dei raccolti futuri.

Eppure, a dispetto di tali impulsi primitivi, nelle società evolute noi abbiamo sostituito quelle antiche usanze con costumi più civili e molto più efficienti.

neanderthal_family_by_arheologPerché allora non dovremmo tentare, adesso, di sbarazzarci delle pagine di giornali e tg zeppe di attentati, stupri, rapine e sparatorie, per dedicarci anche a qualcosa di edificante e/o divertente?

Al mondo, dal 1800, la democrazia è 60 volte più diffusa, la povertà è scesa dell’85%, l’analfabetismo del 75%, la mortalità infantile del 50%. E noi ancora qui a collezionare notizie lugubri su sistemi mediatici adatti all’uomo delle caverne, anziché diffondere e favorire i meccanismi del progresso (scientifico, tecnologico, artistico, sociale) che potrebbe portarci ancora molto avanti. Mah…

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