Imposture intellettuali

Pubblicato: 30 novembre 2018 da Paolo Magrassi in Scienza
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impostures-intellectuellesSono stato divertito, poi inorridito e infine immalinconito dalla lettura di Fashionable Nonsense: Postmodern Intellectuals’ Abuse of Science, in cui i fisici Alan Sokal e Jean Bricmont passano in rassegna le assurdità scritte su argomenti scientifici da intellettuali francesi che raccolsero grande successo sia mediatico sia accademico all’epoca del «nebuloso Zeitgeist che abbiamo chiamato “postmodernismo”», per usare le parole degli autori.

Per mia colpa e disonore, il libro ha raggiunto la mia attenzione solo oggi, più di vent’anni dopo la prima pubblicazione in francese nel 1997.

Dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Novanta, gli autori francesi Gilles Deleuze, Félix Guattari, Jacques Lacan, Julia Kristeva, Luce Irigaray, Bruno Latour, Jean Baudrillard, Paul Virilio e molti dei loro discepoli a volte religiosamente devoti scrivevano lunghe pagine senza senso nel maldestro tentativo di importare (inutilmente) concetti matematici e fisici nelle loro discipline, come la psicoanalisi, la linguistica o la filosofia.

Così facendo, essi dimostrarono una conoscenza superficiale e spesso superata della maggior parte dei termini impiegati (parliamo di paroloni come ad es. funzione, ascissa, caos, infinito, velocità, topologia, costante universale, cardinali transfiniti, numeri irrazionali, numeri immaginari, teoremi di Gödel, serie di Taylor, geometria di Riemann o euclidea, …). Ma la naïveté scientifica non impedì loro di infarcire molti dei propri scritti, compresi i più importanti e celebrati, con abbondante terminologia con pretese di scientificità.

Forse lo facevano con la genuina intenzione di mostrare l’applicabilità di taluni concetti scientifici nelle loro discipline. In tal caso, però, avrebbero dovuto come minimo spiegare (se non dimostrare) tale presunta applicabilità. Ma non l’hanno mai fatto.

Date un po’ un’occhiata a questo PDF del libro o, come vi suggerisco caldamente, procuratevi una copia in biblioteca o libreria, e, horribile visu, guardate coi vostri occhi

>>> Lacan vaneggiare di “topologia psicoanalitica” (pagine 19-24); confondere numeri irrazionali e numeri immaginari (25); scrivere formule ridicole (inducendo gli autori a sospettare che egli stia semplicemente prendendo in giro il lettore, pagina 26); costruire un collegamento immaginario tra logica matematica e linguistica (30); ed essenzialmente mostrare un’erudizione assai superficiale che meglio avrebbe fatto a nascondere (36);

>>>Deleuze e Guattari proferire parole come “caos”, “ascissa”, “funzione” o “acceleratore di particelle” in totale dispregio dei loro rispettivi significati scientifici e senza alcuno scopo diverso da uno forse metaforico che tuttavia non spiegano (pagine 156-157); ignorare l’evoluzione dell’analisi infinitesimale nei due secoli precedenti (160-161); delirare sulla biologia (166-167):

>>> Kristeva confondere l’insieme [0,1] della logica booleana con l’intervallo [0,1] della retta reale (pagine 39-40); applicare allo studio dei testi poetici, senza offrire alcuna giustificazione sia essa letterale o metaforica, l’assioma della scelta dell’insiemistica, di cui mostra di saper quasi nulla (43-44); e in definitiva «tentare di impressionare il lettore con parole stravaganti che evidentemente non capisce» (pagina 48).

>>> Irigaray pensare che Einstein fosse interessato a “accelerazioni senza riequilibrazioni elettromagnetiche” (un concetto senza senso, pag 107); confondere Relatività speciale e Relatività generale (107); sostenere che E=mc2 è una “equazione sessista” perché “privilegia la velocità della luce rispetto ad altre [imprecisate, NdT] velocità che sono vitali per noi” (109); vaneggiare di meccanica dei fluidi (110-116); pasticciare con l’abc della logica matematica (117-120);

>>> Latour discettare di Relatività senza capire il concetto di sistema di riferimento (125-128); e chiudere un suo saggio pasticciato sul tema affermando di avere “insegnato qualcosa” ad Einstein (130).

Una volta colte colle mani nella marmellata, le star “postmoderniste” risposero che la terminologia scientifica nei loro scritti è usata metaforicamente e non dovrebbe essere presa alla lettera. Poi, messi alle strette, arrivavano al punto di affermare che i loro testi non erano né letterali né metaforici e che i critici provenienti dalla “scienza dura” semplicemente non avevano gli strumenti culturali per capirli.

Ma che tristezza, amici! Se avete fatto il primo biennio di matematica o fisica o chimica o ingegneria, o semplicemente avete alle spalle un buon liceo scientifico, risolverete quella polemica, ahinoi, molto semplicemente: vi basterà leggere le pagine che ho indicato sopra … Fatelo. E poi chiedetevi, con me: che bisogno c’era, di scrivere quelle fesserie? Come può una persona colta degradarsi a tal punto?

I difensori delle stelle si risolsero infine a dire che il libro di Sokal e Bricmont faceva parte di un più ampio attacco conservatore americano agli intellettuali francesi di sinistra. Vabbè… Ma che tristezza, amici, che delusione (La mia Parigi dei Settanta 😢)! A chiunque sappia distinguere una serie di Taylor da un hamburger, risulta evidente, dopo aver letto quegli obbrobbrii, che anche se il libro fosse stato fabbricato furtivamente a Langley, i testi originali in esso contenuti non sono mai stati rinnegati: cioè, la CIA potrebbe aver inventato il commento, ma il testo francese di origine è lì per noi da contemplare, purtroppo.horror La Logique du sens di Deleuze o i séminaires di Lacan non sono mai stati ripubblicati previa rimozione delle stupidaggini pseudoscientifiche. Vien da piangere.

Gli autori Sokal e Bricmont furono colpiti dal fatto che quegli intellettuali non si fossero preoccupati di offrire spiegazioni circa il come i vari concetti scientifici che essi sollevavano potessero essere applicati alle loro discipline: in che modo, quegli strumenti delle scienze “dure” potrebbero risultare utili in psicoanalisi, in linguistica, in critica letteraria? Nessuno lo ha mai chiarito.

Da parte mia, sono invece rimasto scioccato dal fatto che qualcuno che abusa di concetti sui quali non sa nulla e li infila in testi finalizzati a épater le bourgeois possa non solo diventare famoso nei media ma anche conquistare cattedre nelle principali università parigine. O forse questi eccessi sono finiti, dopo la furia degli anni Settanta? Non lo so più.

E poi, la domanda delle domande: si tratta di occasionali scivoloni, infortuni che occorrono a chiunque, grandi compresi, anche per iscritto, e che non macchiano l’opera omnia?

Che diamine. Abbiamo sempre saputo che gente come Lacan o Deleuze non si occupavano di scienza, ma che importa? Ciò non gli impediva di essere importanti e profondi comunque. Io amo e per quel che posso coltivo la scienza, ma scientista non sono. Sospetto, con Polonio, che il Vero possa essere un Mentitore; con Dylan, che la Verità sia un discorso da ubriachi; con Amleto, che ci siano più cose in cielo e in terra, di quante ne sogni la filosofia. Epperò: uno che può essere cialtrone studiato per 50 pagine, può essere credibile per le restanti 250?

E: se essi dopo il libro qui in oggetto non hanno fatto un po’ di retromarcia, significa (a) che credevano veramente alle corbellerie che avevano scritto oppure (b) che erano così glorificati e supponenti da ritenersi al riparo da una critica radicale? E poi Barthes, Derrida, Foucault, che li incensavano per quelle opere gravide di stupidaggini? Mio Dio 😱

Post scriptum: La storica della fisica Mara Beller scrisse (su Physics Today nel 1999) che non è del tutto giusto incolpare i filosofi postmoderni di aver tratto conclusioni senza senso dalla fisica quantistica, dal momento che molte di quelle conclusioni furono tratte anche da alcuni insigni fisici quantistici, come Bohr o Heisenberg quando si avventurarono in filosofia. E’ vero. Ma né Bohr né Heisenberg ebbero fama e posizioni accademiche per aver scritto assurdità: iniziarono a dare i numeri dopo essere diventati leggende …

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