ignorants

Ancora nessuno che, dopo l’uscita del grande scienziato politico Beppe Grillo, si prenda la briga di “studiare” almeno con Google la famosa questione del sorteggio dei parlamentari!

Scoprirebbero che sul tema ci sono importantissime opere italiane da citare.

Per esempio e per restare al presente, Democrazia a Sorte. Ovvero la sorte della democrazia (Malcor D’ Edizione 2012), di M. Caserta, C. Garofalo, A. Pluchino, A. Rapisarda, S. Spagano.

Opera (basata su un precedente lavoro scientifico) che, a differenza di tutte le altre tirate in ballo in questi giorni, non si limita a filosofeggiare ma utilizza anche un modello matematico.

Simulando con agenti un parlamento virtuale, gli autori immaginano di introdurre una componente di deputati selezionati a caso, per sorteggio, tra tutti i cittadini, che faccia da ago della bilancia tra i due schieramenti di maggioranza e minoranza. E ritengono di avere dimostrato che esiste un numero ottimale di questi deputati indipendenti dai partiti in grado di massimizzare l’efficienza del parlamento.

Caserta e Spagano sono economisti; Rapisarda e Pluchino, fisici; Garofalo, sociologo.

CCleaner and Avast: watch out

Pubblicato: 2 Mag 2018 da Paolo Magrassi in consumatori
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imageCCleaner proposed me to install a new version. Such suggestions are usually either genuine software updates or (understandable) attempts to have you upgrade to the professional version from the free version.

In this case, however (second half of April, Windows 10), it was a trick aimed at installing Avast antivirus free.

Having run many times in the past the routine for CCleaner software update, I clicked so quickly that I did not realise the option “Install Avast free antivirus” was pre-ticked. In other words, I was supposed to carefully opt out from a choice already made for me by CCleaner.

Damn!

Uninstalling annoying Avast software was a pain in the neck, entailing the download of their specific uninstaller, the restart of Windows in Safe Mode, and all that crap.

Beware when CCleaner proposes you the next version update.

Ci sono quaranta celebri pagine nella Chartreuse, in cui Fabrizio del Dongo vaga a lungo per il campo di Waterloo durante la battaglia.

La sua personale esperienza è significativa per lui e per l’economia del romanzo. Ma non è Fabrizio la persona più adatta a decifrare la strategia, e neppure la tattica, degli eserciti sul terreno: egli percepisce solo frammenti e scene isolate, che non gli consentono di ricostruire il senso dell’evento collettivo.

Da qualche decennio, i metodi scientifici applicati alla scienze sociali e umane ci permettono di capire meglio la società.tdbu

Le letture che di essa facciamo tu o io estrapolando le nostre personali microesperienze possono a volte essere anche molto lontane da quel che emerge dopo un’analisi statistica rigorosa, e lo sono spesso quando i fenomeni in osservazione sono complessi o anche solo complicati.

Allo stesso modo, il medico mi è di enorme aiuto, ma non può prescindere dagli studi basati sul metodo scientifico, perché sa che se si basasse solo sulla sua personale esperienza commetterebbe più errori del necessario.

Giornalismo scatenato

Pubblicato: 2 aprile 2018 da Paolo Magrassi in consumatori, Politica e mondo
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civil_screenshot_2.jpg_resized_620_Per il momento mi pare sia sfuggito, al provinciale mondo del giornalismo nostrano, il lancio della piattaforma Civil, un «ecosistema decentralizzato e resistente alla censura per il giornalismo online».

Vi si affaccia anche un approccio nuovo al modello di vendita delle news online: in Civil, esse sono pagate direttamente dal lettore, click dopo click, grazie a un sottostante software di tipo Blockchain.

Io resto con qualche piccolo e sommesso dubbio circa la capacità della tecnologia di sostenere uno sviluppo su larga scala del giornalismo alla Civil.

Ma, perplessità tecniche a parte, da profano mi sembra una bella proposta innovativa per il giornalismo online, che si dibatte tra entrate scarse e fake news imperanti.

Istat da Eurostat

Di fronte agli orribili femminicidi snocciolati dalla cronaca, ci si accappona la pelle e ci convinciamo vieppiù che ogni possibile misura deve essere messa in atto per impedire gesti simili, anche uno solo, in futuro.

In particolare, è assolutamente inaccettabile che una donna possa addirittura caderne vittima dopo che ha sporto tanto di denuncia ai carabinieri.

Non credo, al contempo, che vada sottaciuto il lento progresso che stiamo conseguendo in questo campo. Nell’ultimo quarto di secolo, le donne vittime di omicidio volontario sono calate di un terzo (da 6 a 4 ogni milione) e soprattutto, secondo la Polizia di Stato, negli ultimi dieci anni (2008 – 2017) gli omicidi di donne commessi da partners, ex partners o familiari (i “veri” femminicidi, nel senso primigenio del termine***), sono calati da 150 a 121 per anno. [Calo che si conferma in agosto 2018].

Anche i reati spia del possibile femminicidio, ossia i maltrattamenti in famiglia e gli atti persecutori, sono scesi del 5% nell’ultimo quinquennio (beninteso, attenzione: questi dati sono basati sulle denunce sporte). Unico dato negativo, l’aumento del 5% delle violenze sessuali negli ultimi due anni, commesse peraltro da immigrati in quasi la metà dei casi.

E’ poi infondato il luogo comune che vede l’Italia pervasa da una speciale cultura maschilista che favorirebbe più che altrove il femminicidio. Quella cultura esiste eccome: ma i numeri non confermano affatto il presunto triste primato italiano. Dall’Istat che cita i dati Eurostat (che è la fonte della grafica di cui sopra) apprendiamo che l’Italia nel 2015 era nelle ultime posizioni dell’infamante classifica, preceduta da paesi come Svizzera, Finlandia, Francia, Germania, Olanda e Gran Bretagna.

Né la bassa incidenza italiana né l’apparente calo in atto, devono indurre a compiacimento e rilassatezza.

Inoltre è vero che il femminicidio è un fenomeno culturale ed endemico, che richiede cure profonde e non solo repressione: è solo la punta dell’iceberg di un problema di genere che è in discussione sotto molti aspetti, tutti, a mio avviso, utili e benvenuti (molestie camuffate da corteggiamento; ricatti; lessico maschilista, eccetera).

Ed è vero che “non è normale che sia normale“, ossia che si debba tollerare anche solo un livello “fisiologico” di aggressione alle donne.

Ma è contemporaneamente vero che i giornalisti non dovrebbero taroccare i numeri né inventare fanfaluche pur di prolungare la presenza in prima pagina.

*** La figura soprastante riguarda tutti gli omicidi di donne. Comprende, per dire, anche Mattia Del Zotto che uccide nonna e zia col tallio, o Lea Garofalo, che il marito ‘ndranghetista scioglie nell’acido perché ella voleva confessare la loro vita mafiosa. Questi, e molti altri omicidi volontari di donne, non sono connessi alla condizione femminile o a reazioni belluine degli ex, ma da un po’ di tempo vengono tutti classificati come “femminicidi”.

LGBT a Gaza

Pubblicato: 7 marzo 2018 da Paolo Magrassi in Politica e mondo

Haaretz (in un pezzo che ho incontrato sul Courrier International) ci informa di cosa significhi essere gay a Gaza. Significa temere che Hamas ti scopra anche se hai un’identità fasulla su un social. Significa sognare di andare lontano. Significa, certe volte, pagare migliaia di dollari a una guardia di confine per scappare in Egitto e da lì trovare dei passeur che ti agevolino una chiatta per l’Europa. Significa vivere ancora peggio se, anziché gay, sei lesbica.

Di sicuro i pasdarán antisraeliani ci diranno che quella è mera propaganda sionista -esercitata sul più autorevole organo di stampa del Middle East…

 

addictPerché le telco italiane vivono come poveri tossici, alla continua spasmodica ricerca di una dose?

Servizi non richiesti, fatturazione incessante dopo la disdetta, scempio della privacy, contact centre ridicoli, SIM dell’antifurto che auto-sottoscrivono abbonamenti per navigare il web, il comodato del modem trasformato in abbonamento quadriennale. E poi la fatturazione a 28gg, irrogata tutti assieme concordemente, la stessa notte…

Comprate un iPhone: vi faranno sentire Signori Clienti. Provate Amazon: vi troverete a tal punto coccolati, da non poterne più fare a meno. (Da notare, fra l’altro, che le due citate operano in un business molto più complesso dell’erogazione di servizi di telefonia e internet).

E allora perché le tristi Tim, FastWeb, Vodafone, Wind, iia-iia-ò conducono invece un’esistenza miserabile e sostanzialmente gaglioffa, quando, ben seguiti, i loro milioni di clienti potrebbero far crescere indefinitamente le fortune finanziarie del settore, specie alla luce delle incessanti novità tecnologiche?

Perché?!

Se ve lo spiegano all’MBA, fatemi sapere.