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MegaWhat?

Pubblicato: 12 marzo 2015 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni
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64886-tonivaleruz-nuovoChi spiegherà mai al Corriere, ovvero alla cultura nazionale dell’internet senza articolo, la differenza tra megabit e megabyte?

Fatevi avanti voi. A me sembrano più facili le imprese di Toni Valeruz.

La palma di analfabeta digitale del mese va a Telecom Italia. Il sito web Area Clienti Business, alias Impresa Semplice alias 191, è degno di quelli che si vedevano del 1995.

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  • Da molti mesi vi ho richiesto la spedizione della bolletta online ma il sito dice che non è così: la relativa opzione è impostata a “NO”, e non è modificabile;
  • Il mio conto risulta “non domiciliato” mentre in realtà lo è;
  • Questi errori non possono essere comunicati a nessuno (e infatti Telecom non li sistema da anni);
  • Se segnalate la cosa all’191 vi dicono che non hanno alcuna competenza circa il sito (a proposito di multicanalità);
  • Per comunicare con loro via email occorre dapprima compilare un modulo, da inviare via fax (!!!!!!!) insieme a una fotocopia del documento di identità (illecito ai sensi del Dlgs 196/2003)

Devo aggiungere altro?

Be’, sì, aggiungo la mia solita annotazione polemica sulla banda larga, luogo comune noioso: credete che se le bande fossero “larghe” quel sito sarebbe diverso? LOL

andrea-stroppa_2Mi girano un post di Andrea Stroppa su un blog del Corriere. Ha la forma di una lettera aperta al presidente del Consiglio Renzi. Siccome Andrea è un ragazzo in gamba e parla di digitale, in Italia il suo dire è considerato oro colato. Invece, il suo post sull’Agenda Digitale è un concentrato di luoghi comuni e nonsensi. Eccone alcuni:

la P.A. è un deserto digitale, con siti web che chiudono dalle 18 alle 8 e simili obbrobrii < Sarà. Ma Stroppa non conosce il livello digitale del “paese reale”: vedi qui. E’ la PA che sta tirando il grosso dell’Italia verso il digitale, non viceversa. Un errore molto comune, da parte degli analisti improvvisati, è quello di pensare all’internet avendo in mente le punte più avanzate (lo stupore digitale), senza riflettere sul fatto che il 95% delle persone la usano solo per le chiacchiere, il porno e i filmini scemi; e che il 90% delle aziende hanno tecnologie informatiche vecchie di 25 anni.

> a scuola bisognerebbe studiare le “ultime tecnologie” e tenere lezioni sulla “cultura digitale” < A scuola, amico mio, bisogna studiare la matematica, la grammatica e la sintassi, la storia, l’educazione civica e, lo ammetto, qualche rudimento di Algebra di Boole (che non impari pestando sull’iPad). Un popolo di ignoranti armati di smàrfon e tablet è solo un popolo di consumatori babbei nelle mani del marketing astuto, anche se si crede evoluto perché tuitta, chatta, clicca.

> siccome non c’è meritocrazia, in Italia non c’è neppure il digitale < Mah… A me pare un sillogismo un po’ confuso.

> “per trovare i migliori programmatori al mondo, i migliori accademici e studiosi del digitale non serve arrivare in Silicon Valley, ma nelle aule delle nostre università” < Tu dici? A me, che ne osservo l’evoluzione da 30 anni, l’informatica italiana appare un’eccellenza mondiale un po’ come la cucina casalinga mediterranea è un’eccellenza scandinava.

> ci sono tanti italiani “in ogni azienda, in ogni realtà ad alto contenuto tecnologico” < Già. Ci sono anche tanti cinesi, pakistani, russi, americani, inglesi, tedeschi, danesi, francesi, indiani. Allora?

> ci vuole una “Agenda Digitale” < Ah, questa, dove l’ho già sentita?

P.S.: “questo Paese” si chiama Italia, Andrea. Vedo che ti sei allineato presto al politichese più vieto. Peccato. Ma so che puoi fare di meglio.

dusBasta, vi prego, con le lamentele sull’arretratezza della PA!

Tutti gli uffici pubblici che frequento, anche i piccoli Comuni, mi rispondono all’email, certificata e non.

Recentemente, invece, non mi hanno risposto tra gli altri (pur avendo interesse a farlo): l’hotel Armani di Milano (5 Stelle), l’hotel Rome Life (4), il ristorante Pomiroeu (Stella Michelin), la banca Ing, Netgear Srl, il mio assicuratore, … Questi sono i privati in Italia.

Tra pochi giorni entra in vigore una legge, dico una legge!, per obbligare, dico obbligare! le imprese a fatturare elettronicamente alla PA, nella speranza che in tal modo esse imparino a farlo anche tra di loro.

Ora, la fattura elettronica, che rientrava nel capitolo detto allora Electronic Data Interchange, era un leit motiv in General Electric quando vi entrai nel 1982. Si vendeva questo servizio alle grandi imprese, anche in Italia. Sono passati 32 anni. E da 20, ossia da quando si sono diffusi i browser, tutti usano l’internet. Ma dobbiamo imporre per legge la fattura elettronica…

L’analfabeta digitale del mese è la mitica PMI italiana. Il fatidico nerbo della nostra economia che, è vero, porta flessibilità e creatività, ma anche zero R&D, zero aggiornamento, zero channel masters nelle filiere globali. Capito perché la banda larga è un falso problema? Con la “banda larga”, costoro, ci guardano il porno e caricano i filmati del matrimonio su YouTube…

goldMEDAGLIA D’ORO: Il sistema italiano della RC Auto obbligatoria (ministeri, assicurazioni, ecc), che per cercare chi non è assicurato deve mettere i poliziotti per strada a fermare le auto anziché farselo dire da un database.

silverMEDAGLIA D’ARGENTO: L’Agenzia delle Entrate, che non sa pre-compilare nessuna casella della dichiarazione dei redditi.

bronzeMEDAGLIA DI BRONZO: I sistemi sanitari pubblici, che mandano la gente avanti e indietro tra medici, farmacie e ospedali trasportando scartoffie, anziché collocare le informazioni in archivi online accessibili da parte di chi ne ha titolo e necessità. (Sto parlando dei metadati, delle prescrizioni e dei referti testuali: dimenticate le fanfaluche sulla banda larga per i referti-immagini). Ridicola anche la tessera sanitaria.

Una Agenda Digitale che si rispettasse comincerebbe col combattere questo genere di comportamenti, prima di abbandonarsi a vagheggiamenti di bande larghe, “tecnologie avanzate” e patetico pidgin English.

Posso dire una cosa controcorrente sulla mitica banda larga?

L’Italia non è, tra quelli progrediti, un paese arretrato perché ha una banda “stretta”, ma perché il livello di informatizzazione è basso.

Con le linee di trasmissione che ci ritroviamo già oggi si potrebbe fare moltissima telemedicina, sbrigare ogni tipo di corrispondenza, portare a termine quasi ogni pratica burocratica, scambiare online quasi tutti i documenti di interesse commerciale, legale, amministrativo.

Ma non lo si fa…

L’Italia è un paese in cui persino l’email, che non richiede bande “larghe”, è clamorosamente sottoutilizzata. Vogliamo davvero raccontarci che tribunali, Asl, ospedali, assicuratori, banche, avvocati, commercialisti, notai, Inps, catasti, piccole e medie imprese non la usano perché la banda non è abbastanza “larga” e che la userebbero se disseminassimo il paese di fibre ottiche?

Gli italiani chiacchierano al telefonino più di ogni altro popolo del pianeta, ma un sondaggio commissionato da Telecom Italia un anno fa ha censito ben nove milioni di persone adulte che non hanno una connessione internet e non sono interessati ad averla.

Io sono molto più fan delle tecnologie soft che non del ponte sullo Stretto o dell’Expo delle ruspe e dei palazzoni.

Tuttavia credo che la nostra modernizzazione non si misuri in Megabit/sec ma in crescita culturale e organizzativa.

E credo che le proteste e le vesti stracciate intorno al mancato finanziamento della “banda larga” (un termine, peraltro, privo di significato) siano pelose e insensate.

Una banda più larga di quella attuale non serve quasi a nessuno, salvo una minuscola percentuale di professionisti (tra i quali il sottoscritto, by the way) e i mercanti della televisione interattiva (alla quale servono almeno 20 Mbit/sec per funzionare via cavo), che ne sono i veri supporter.