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Completiamo questo trittico fiscale dicendo due parole sul personaggio dell’evasore più attivo, ossia quello che programmaticamente non emette ricevuta o fattura.

C’è tutta una gamma…

A un estremo si collocano coloro, in genere artigiani o collaboratori familiari occasionali (giardiniere, tappezziere, falegname, ecc.) per i quali la fattura è un oggetto misterioso e sconosciuto, così come la dichiarazione dei redditi.

Poi vengono quelli più attivi (e più ricchi), gli artigiani commercianti industriali e fornitori di servizi ai quali si accennava qui. Dietro di loro, non dimentichiamolo, sta una robusta filiera di grossisti e industriali che prosperano solo sul nero: se io non chiedo fattura al muratore, questi non la chiederà al grossista, che a sua volta non la chiederà all’industriale.

Per questa gente, la fattura/ricevuta è un oggetto mistico e un tabù. Mostrano di non saperne nulla e affermano che tutto dipende dal loro commercialista, dietro i cui misteriosi dettami amano trincerarsi. Alcuni hanno sviluppato un proprio rituale. I parrucchieri per signora, ad esempio, rilasciano sempre una ricevuta, ma rigorosamente pari al 30% dell’importo incassato. Se/quando tutta questa gente fatturerà, i prezzi saliranno enormemente e non so come si potrà controllare il fenomeno.

Siamo giunti all’estremo degli evasori attivi “colti”. Quelli che hanno sentito dire da qualche parte (magari dal Presidente del Consiglio dei Ministri) che se le aliquote sono troppo alte allora è normale che ci sia dell’evasione.

Come gli “onesti” che pagano “fino all’ultima lira le tasse in busta” e dunque poi ritengono un diritto quello di evadere l’Iva non esigendo le fatture, così gli evasori attivi colti sono degli ipocriti, sebbene a volte solo vagamente consapevoli (è più comodo esserci che farci, no?).

E’ pur vero, infatti, che accrescendo il carico oltre una certa soglia nella solita curva di Laffer (che fu inventata proprio in relazione a questo problema), le entrate fiscali non aumentano come si prevedeva perché cominciano a manifestarsi molte più evasioni / elusioni di prima.

Ma ciò non significa che quei comportamenti siano leciti o giustificabili: l’aumento dell’evasione con l’aumento del carico fiscale riflette un errore di politica economica, non un imperativo ineluttabile per il singolo.

Se si inaspriscono oltre una certa soglia le pene per i furti con destrezza, senza inasprire anche quelle per le rapine in banca, ecco che queste prenderanno a crescere, se con un rischio quasi uguale si può ricavare un introito molto più elevato: ciò non vuol dire che rapinare sia meglio che rubare o che sia lecito perché lo Stato mi ci ha indotto.

Capito, finti liberisti così svelti coi numeri di bottega ma a digiuno di Economia I?

Perché lo scatolone delle spese detraibili, da cui attingere all’atto della dichiarazione dei redditi, non è la soluzione magica all’evasione fiscale?

Perché c’è la Curva di Laffer, dal nome dall’economista reaganiano che per primo la disegnò, pare, su un tovagliolo.

L’aliquota di detrazione delle spese, che per il momento sono in pratica solo quelle mediche, si trova oggi al 19%. Ecco allora che il medico può propormi un conto in nero di 100 euro (*) invece di uno in chiaro di 119. Le due situazioni sono per me equivalenti: anzi, pagando in nero risparmio subito e cash, mentre pretendendo la fattura avrò solo una diminuita spesa dopo la compilazione del modello Unico, con il rischio che magari mi cambino nel frattempo la legge.

Tutti sappiamo che se il medico scende un po’ sotto il 100, quasi nessun italiano chiederà la fattura. La stessa cosa succede davanti a idraulici, elettricisti, muratori, agenzie immobiliari, avvocati, eccetera eccetera: gli italiani si suddividono rigorosamente in A) coloro che non emettono fattura e B) coloro che si guardano bene dal chiederla pur di evadere l’IVA (22%) o comunque di pagare meno.

I governanti sanno benissimo tutto ciò. E gli economisti loro consulenti, che stanno nei Ministeri e uffici affini, li ammoniscono circa gli effetti della Curva di Laffer: giocare con quella percentuale, quel dannato 19% o 22% o quel che vi pare, fa correre dei rischi alla stabilità dei conti pubblici.

Se eleviamo troppo la %, scatta di sicuro il conflitto di interessi, ossia gli italiani cominciano a chiedere le fatture perché ci guadagnano di più che non evadendo l’IVA; però il rischio è un tracollo del gettito fiscale, perché tutti (non solo “noi onesti”, ma anche idraulici, elettricisti, muratori, agenti immobiliari, avvocati eccetera eccetera) detraggono troppo.

Se invece teniamo la % troppo bassa, nessuno chiede le fatture: gli italiani di tipo A sono sempre pronti e creativi nel fare proposte transattive alle quali gli italiani di tipo B proprio non sanno dire di no…

(*) Sarebbero €96,39 (il 19% di 119): ma l’aritmetica, si sa, non è un punto di forza nazionale 🙂