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ignoranceDedico questo pezzo del Corriere agli analisti improvvisati che parlano di società, economia e politica senza capire un’acca dei dati di fondo.

Vi si legge una cosa ovvia ma spesso trascurata, ossia che quel 10% di contribuenti che percepiscono il 50% del reddito, e che tanto scandalizzano i semplici che non sanno come i fatti socioeconomici siano dominati da distribuzioni di Pareto (le quali ci fanno dell’Italia, per il momento, il ritratto di un paese poco iniquo), pagano anche il 50% dell’Irpef.

Con queste imposte si sostiene ad esempio quel 50% di contribuenti (19 milioni di persone) che, nel solo settore della Salute (ma bisognerebbe anche parlare delle scuole, delle strade, delle forze dell’ordine, ecc ecc), ricevono annualmente 42 miliardi in più di quelli che versano -dichiarando essi, tutti quanti, un reddito inferiore ai 15mila euro.

Troppi numeri? I’m sorry: if you can’t measure it, you can’t manage it…

images (1)Vi sfido a capire qualcosa nei riferimenti legislativi citati dalla Circolare n. 27/2014 dell’Agenzia delle Entrate, la quale pone allegramente, così, tanto per rompere un po’ le scatole, dei limiti all’utilizzo del modello F24 bancario online per pagare le imposte, quando sono presenti crediti in compensazione. Vi sfido anche a interpretare il testo della circolare stessa, sul quale si stanno esercitando migliaia di commercialisti.

L’Agenzia delle Entrate, si sa, non becca un evasore mai, ma proprio mai, neppure da morto, e buona parte del motivo sta nel fatto che essa non sa usare l’informatica, nonostante le storielle sui “cervelloni”, i “Serpico” e così via, che sono veline della stessa AdE copiaincollate da giornalisti analfabeti digitali come sono quelli italiani.

Adesso, nonostante si fosse fatta fare una legge su misura per guardare nei nostri conti correnti, essa scopre di non saper accedere ai dati degli F24 bancari (neppure quelli compilati online): e pretende allora che noi carichiamo quei dati direttamente sul sito dell’Agenzia stessa, un baraccone al quale tutti dovranno iscriversi e, statene pur certi, a quel punto cadrà sotto il peso dei troppi accessi. L’alternativa sarà pagare una somma ulteriore al commercialista.

Inoltre, l’AdE procede indefessa verificando ogni singola riga di ogni singola transazione di ogni singolo contribuente (compresi i dieci milioni che è tempo perso guardare), anziché campionare e poi far mettere in galera vestiti di arancione i truffatori identificati, come fanno in USA (“They lied to the American people”, ebbe a dire un collega a Piercamillo Davigo, mostrandoglieli).

Ricevuta proprio questa obiezione in una trasmissione televisiva qualche settimana fa, la nuova Direttrice ha dato la colpa alle leggi che le legano le mani, come se non fosse arcinoto che le leggi in materia fiscale sono scritte materialmente dall’Agenzia.

Ed ecco infatti che Renzi si trova a promulgare, con la legge (di giugno) alla quale questa Circolare oscuramente si appoggia, una mostruosa complicazione invece della semplificazione che egli va sbandierando.

– – –

PS:

La Circolare pone limitazioni all’uso dell’F24 bancario quando l’importo a saldo è maggiore di 1000 euro o quando esso è pari a zero in presenza di compensazioni a credito d’imposta. Probabilmente ci sono stati molti errori e anche abusi, visto che il contribuente è effettivamente spesso un son of a bitch sempre pronto a fregare.

Ma si poteva fare tutto via software, accordandosi con le banche, anziché rompere l’anima a milioni di persone.

imagesNon solo: la soluzione automatica avrebbe garantito un’efficacia enormemente superiore. Infatti, i contribuenti hanno già deciso che, invece di compensare i crediti con un saldo finale a zero, compenseranno 5 euro in meno in modo da avere un saldo positivo e poter continuare a usare l’F24 bancario. Alla faccia del cervellino dell’AdE…

Il Baraccone avrebbe bisogno di ingaggiare per qualche mese un po’ di addetti software di Google, Facebook, Amazon, Apple, eBay, che gli insegnerebbero come usare content analytics, big data eccetera per scovare gli evasori. Ma naturalmente non può: (1) le leggi gli ” legano le mani” e, anche se così non fosse, (2) non parla inglese e dunque non capirebbe un fico secco dei consigli ricevuti.

Grandi evasori?

Pubblicato: 24 Mag 2014 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
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PopulismoSe per caso un idraulico non mi fattura un ribinetto che costa €100, ciò significa che noi due, tra Iva, Irpef, Inps, Irap e così via, avremo evaso circa €70 di imposte. (E sto trascurando la parcella per il lavoro).

Dietro quel pezzo non fatturato c’è una filiera di evasori: negozio, grossista, eccetera, all’inizio della quale sta un industriale, che avrà evaso circa €25 grazie a me e al mio idraulico, ossia meno di noi.

I veri “grandi evasori”, su ogni singola transazione, sono il consumatore e il suo diretto fornitore (perché il “valore aggiunto” si accumula verso valle).

La retorica nazionale, invece, definisce “grandi evasori” gli imprenditori. Io, che pure non sono un imprenditore, trovo che questa retorica populista sia autoassolutiva e ipocrita, perché fa pensare a una situazione nella quale pochi malvagi accumulano tutti i famosi miliardi evasi, mentre decine di milioni di italiani non sarebbero che vittime e spettatori.

Invece io temo che l’Italia non si sbarazzerà dell’imponente evasione fiscale con cui si ritrova, fino a che non avrà luogo una diffusa operazione educativa, fatta anche di severa repressione, che faccia capire che sono anche le nostre azioni individuali, non sempre e solo quelle degli altri, a rendere il Paese quello che è.

PS: Ricordo, en passant, che il 25% delle famiglie evadono il canone Rai (imposta sancita dal Regio Decreto Legge 246/1938). Che in Italia si trovano milioni di vani abitativi abusivi. Che nel 2011, al primo controllo-campione, l’Inps scoprì che sarebbero false il 17% delle pensioni di invalidità…

Completiamo questo trittico fiscale dicendo due parole sul personaggio dell’evasore più attivo, ossia quello che programmaticamente non emette ricevuta o fattura.

C’è tutta una gamma…

A un estremo si collocano coloro, in genere artigiani o collaboratori familiari occasionali (giardiniere, tappezziere, falegname, ecc.) per i quali la fattura è un oggetto misterioso e sconosciuto, così come la dichiarazione dei redditi.

Poi vengono quelli più attivi (e più ricchi), gli artigiani commercianti industriali e fornitori di servizi ai quali si accennava qui. Dietro di loro, non dimentichiamolo, sta una robusta filiera di grossisti e industriali che prosperano solo sul nero: se io non chiedo fattura al muratore, questi non la chiederà al grossista, che a sua volta non la chiederà all’industriale.

Per questa gente, la fattura/ricevuta è un oggetto mistico e un tabù. Mostrano di non saperne nulla e affermano che tutto dipende dal loro commercialista, dietro i cui misteriosi dettami amano trincerarsi. Alcuni hanno sviluppato un proprio rituale. I parrucchieri per signora, ad esempio, rilasciano sempre una ricevuta, ma rigorosamente pari al 30% dell’importo incassato. Se/quando tutta questa gente fatturerà, i prezzi saliranno enormemente e non so come si potrà controllare il fenomeno.

Siamo giunti all’estremo degli evasori attivi “colti”. Quelli che hanno sentito dire da qualche parte (magari dal Presidente del Consiglio dei Ministri) che se le aliquote sono troppo alte allora è normale che ci sia dell’evasione.

Come gli “onesti” che pagano “fino all’ultima lira le tasse in busta” e dunque poi ritengono un diritto quello di evadere l’Iva non esigendo le fatture, così gli evasori attivi colti sono degli ipocriti, sebbene a volte solo vagamente consapevoli (è più comodo esserci che farci, no?).

E’ pur vero, infatti, che accrescendo il carico oltre una certa soglia nella solita curva di Laffer (che fu inventata proprio in relazione a questo problema), le entrate fiscali non aumentano come si prevedeva perché cominciano a manifestarsi molte più evasioni / elusioni di prima.

Ma ciò non significa che quei comportamenti siano leciti o giustificabili: l’aumento dell’evasione con l’aumento del carico fiscale riflette un errore di politica economica, non un imperativo ineluttabile per il singolo.

Se si inaspriscono oltre una certa soglia le pene per i furti con destrezza, senza inasprire anche quelle per le rapine in banca, ecco che queste prenderanno a crescere, se con un rischio quasi uguale si può ricavare un introito molto più elevato: ciò non vuol dire che rapinare sia meglio che rubare o che sia lecito perché lo Stato mi ci ha indotto.

Capito, finti liberisti così svelti coi numeri di bottega ma a digiuno di Economia I?

Un’allegra brigata, l’Italia, composta da un 50% di ladri/evasori e un 50% di ricettatori/consumatori. La popolazione è in equilibrio: nessuno dei due potrebbe vivere senza l’altro.

Ora che (finalmente) si fa un gran parlare di evasione fiscale, i ricettatori reclamano la possibilità di detrarre ogni spesa dalla dichiarazione dei redditi. Solo a tale condizione, affermano più o meno implicitamente, essi chiederebbero la fattura a chi lavora in nero.

Altrimenti, continueranno a non chiederla perché ciò implicherebbe che essi stessi pagassero l’Iva, della quale invece sono avidi, sistematici e gaudenti evasori: non gli par vero di poter accedere a loro volta alla lussuriosa libertà di sottrarre un po’ di quattrini alla cassa comune. (In Italia, si sa, la res publica è res nullius, come attestano le montagne di cartacce lattine e mozziconi a terra, il milione di vani abusivi, i 6,3 milioni di canoni radiotelevisivi evasi, le centinaia di migliaia di pensioni d’invalidità false e di nullafacenti “socialmente utili” a libro paga della PA).

Ahinoi, lo scatolone pieno di fatture e scontrini da aprire in maggio all’atto della compilazione di Unico non funzionerebbe. Ma forse un modo per far leva sul conflitto di interessi tra ladro e ricettatore c’é: ogni San Silvestro, nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica potrebbe annunciare, un po’ come in Cina, l’animale che si celebrerà nell’anno adveniente.

Se il 2012 fosse, poniamo, l’Anno dell’Idraulico, nel senso che chiunque durante quell’anno potrebbe detrarre le ricevute di idraulici e caldaisti, l’anno dopo l’Agenzia delle Entrate conoscerebbe esattamente il reddito di ogni singolo artigiano della categoria.

Dal 2013 in poi non sarebbe più possibile detrarre l’idraulico per parecchi anni, ma se un idraulico tornasse a dichiarare i soliti redditi ridicoli il Fisco avrebbe qualche arma in più al proprio arco.

Il 2013, allora, potrebbe essere l’anno del muratore o dell’avvocato o dell’elettricista o dell’imbianchino o del piastrellista o del gommista o del dentista o dell’agente immobiliare o del ristoratore eccetera eccetera. Naturalmente potremmo anche celebrare due o più categorie per anno (purché non così tante da cadere nella trappola della curva di Laffer)…

In capo a dieci, quindici anni sapremmo tutto di tutti e ci saremmo dati una regolata. Gli effetti benefici, poi, sarebbero a cascata: dietro le categorie artigiane e commerciali stanno migliaia di loro fornitori che vivono al nero (e sono forse i più ricchi tra quelli che il Fisco-spettacolo va a stanare a Cortina e Portofino).

Certo, questa nostra cineseria non sarebbe, come del resto qualunque altro, un metodo perfetto: ladri e ricettatori troverebbero delle scappatoie; i resoconti di un anno non sarebbero rigorosamente indicativi del reddito di categoria perché in quell’anno essa avrebbe un boom di affari; ci sarebbe un grave rischio inflattivo; il calcolo macroeconomico preventivo da fare è complicato; e altro ancora.

Però forse varrebbe la pena provare, se non altro per liberarsi dell’olezzante ipocrisia che oggi trasuda da tutti i giornali, tutti i talk show, tutti i bar e tutti gli uffici italiani.

Perché lo scatolone delle spese detraibili, da cui attingere all’atto della dichiarazione dei redditi, non è la soluzione magica all’evasione fiscale?

Perché c’è la Curva di Laffer, dal nome dall’economista reaganiano che per primo la disegnò, pare, su un tovagliolo.

L’aliquota di detrazione delle spese, che per il momento sono in pratica solo quelle mediche, si trova oggi al 19%. Ecco allora che il medico può propormi un conto in nero di 100 euro (*) invece di uno in chiaro di 119. Le due situazioni sono per me equivalenti: anzi, pagando in nero risparmio subito e cash, mentre pretendendo la fattura avrò solo una diminuita spesa dopo la compilazione del modello Unico, con il rischio che magari mi cambino nel frattempo la legge.

Tutti sappiamo che se il medico scende un po’ sotto il 100, quasi nessun italiano chiederà la fattura. La stessa cosa succede davanti a idraulici, elettricisti, muratori, agenzie immobiliari, avvocati, eccetera eccetera: gli italiani si suddividono rigorosamente in A) coloro che non emettono fattura e B) coloro che si guardano bene dal chiederla pur di evadere l’IVA (22%) o comunque di pagare meno.

I governanti sanno benissimo tutto ciò. E gli economisti loro consulenti, che stanno nei Ministeri e uffici affini, li ammoniscono circa gli effetti della Curva di Laffer: giocare con quella percentuale, quel dannato 19% o 22% o quel che vi pare, fa correre dei rischi alla stabilità dei conti pubblici.

Se eleviamo troppo la %, scatta di sicuro il conflitto di interessi, ossia gli italiani cominciano a chiedere le fatture perché ci guadagnano di più che non evadendo l’IVA; però il rischio è un tracollo del gettito fiscale, perché tutti (non solo “noi onesti”, ma anche idraulici, elettricisti, muratori, agenti immobiliari, avvocati eccetera eccetera) detraggono troppo.

Se invece teniamo la % troppo bassa, nessuno chiede le fatture: gli italiani di tipo A sono sempre pronti e creativi nel fare proposte transattive alle quali gli italiani di tipo B proprio non sanno dire di no…

(*) Sarebbero €96,39 (il 19% di 119): ma l’aritmetica, si sa, non è un punto di forza nazionale 🙂