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Ho già rivelato da tempo la mia ammirazione per il coraggio e la spregiudicatezza di Milena Gabanelli, qualità rare da coltivare facendo il giornalista.

Purtroppo, non è che ci prenda sempre. Leggendo le sue inchieste o guardandole in tv, già dovemmo apprendere con orrore corbellerie quali il wifi che uccide, la malignità del vaccino contro il Papilloma virus, l’esistenza delle fragole-pesce, e le 56 (o giù di lì) case di Antonio Di Pietro che in realtà si rivelarono poi essere particelle catastali.

Il difetto di Gabanelli è la sua spiccata propensione verso il giornalismo a tesi.

Il coltivare una tesi preconcetta è allo stesso tempo un dovere e un rischio del giornalismo di inchiesta: un rischio che bisognerebbe imparare a mitigare. Per questo, sulla porta della sala Stampa Estera di non so più quale istituzione a Washington DC campeggia la scritta (ironica, Milena: ironica!)

Dear God, never let the facts get in the way of a good story!

Non è per forza una cattiva idea il partire con una tesi, un’ipotesi di lavoro. Succede spessissimo, nessuno di noi è neutrale. Anche lo scienziato parte con un’idea in mente. Ma allora, poi, la nostra inchiesta deve spietatamente cercare e poi vagliare fatti e ipotesi che a quella tesi potrebbero opporsi.

Poniamo ti venga il sospetto che il Presidente dell’OMS sia un burattino nelle mani della Cina e che come tale abbia malignamente orientato la sua istituzione durante la crisi Coronavirus.

Non è un’idea straordinariamente originale, il 10 maggio 2020, visto che se ne parla da mesi e in modo particolarmente insistente da quando, settimane addietro, Donald Trump ha cominciato a incolpare Cina ed OMS del disastro in corso negli Usa.

Diciamo che a me, per dire, sarebbe saltato in mente semmai di mostrare vero il contrario della litania che sento sui media da un mese, e di vedere se per caso è l’OMS non sia andata poi così malaccio e che la catastrofe Usa sia stata causata solo dalla testardaggine di DJT.

Se debbo dar retta al Guardian, che fra l’altro ha il merito di non aver lardellato l’articolo di figure sguaiatamente colorate e grafica tutta funzionale a una sola tesi, in buona sostanza

«La stessa decisione di dichiarare una pandemia il 13 marzo – una distinzione ampiamente retorica, dal momento che chiamare una PHEIC [la Public Health Emergency of International Concern annunciata il 30 gennaio, NdT] richiede già ai membri dell’OMS di rispondere – era mirata a dare la sveglia agli stati membri. Nel Regno Unito la Premier League stava ancora giocando, e la settimana precedente gli Stati Uniti avevano tenuto le Primarie.

“Hanno dichiarato la pandemia perché i paesi non stavano seguendo il consiglio”, ci dice Adam Kamradt-Scott, professore di salute globale all’Università di Sydney. […] I paesi hanno ripetutamente ignorato i consigli dell’OMS”»

Tesi riecheggiata da un’inchiesta del New York Times, il quale sostiene che l’OMS ha ammonito sul coronavirus presto e spesso, e conclude che

“Con informazioni limitate e rapidamente mutevoli, l’OMS ha mostrato una determinazione precoce e coerente nel trattare il nuovo contagio come quella minaccia che sarebbe diventata e nel persuadere gli altri a fare lo stesso. Allo stesso tempo, l’organizzazione ha ripetutamente elogiato la Cina, agendo e parlando con la cautela politica che scaturisce dall’essere un braccio delle Nazioni Unite, con poche risorse proprie, incapace di svolgere il proprio lavoro senza cooperazione internazionale.”

Ma supponiamo che Donald Trump ti abbia instillato il sospetto che queste siano solo tiritere da Dem e che Tedros Adhanom Ghebreyesus sia un burattino cinese e tu voglia confermarlo o smentirlo.

Che fai? Sentirai anche qualcuno che non aderisce a quella tesi? Cercherai, nei fatti e non solo nelle chiacchiere mediatiche (specie se pretendi di occuparti di data journalism) indizi che quella tesi sembrano smentire o ridimensionare? Studierai le analisi di chi propugna una tesi opposta?

Ebbene, Milena Gabanelli (e Simona Ravizza) non ha fatto nulla di tutto ciò. Si è limitata a collezionare il maggior numero possibile di indizi che potessero confermare la sua tesi preconcetta.

Per esempio

  • imputa ad Adhanom Ghebreyesus di avere dichiarato la PHEIC “solo il 30 gennaio, quando i contagi ufficiali sono già 7.836 e 18 i paesi coinvolti“. Perché solo? Quando avrebbe Gabanelli o gli esperti da lei intervistati, ammesso che ve ne siano stati, chiamato la PHEIC?
  • interpreta come sudditanza gli elogi rivolti da Adhanom Ghebreyesus alla Cina, circa la rapidità e l’efficacia di questa nel reagire all’epidemia.
    Eppure a noi, pur consapevoli delle limitazioni cui vanno soggette le informazioni provenienti da una società non democratica, la rapidità e l’efficacia cinesi sono apparse evidenti, e stridenti con le interminabili e fatali esitazioni di Francia, UK o USA. Anche il Guardian e il NY Times la pensano così.
  • Omette di dire che l’azione di Adhanom Ghebreyesus, che è un microbiologo, come Ministro della salute in Etiopia ottenne significativi riconoscimenti internazionali (per esempio nel 2011 dalla Yale School of Public Health)
  • Omette di precisare che l’accusa di “aver insabbiato tre epidemie di colera” in Etiopia – ripetuta più volte da Gabanelli – gli fu elevata solo nel 2017 da un consulente di David Nabarro, il candidato avverso a Adhanom Ghebreyesus per la direzione dell’OMS
  • Spende una grossa fetta dell’inchiesta per illustrare la  preponderanza cinese in Etiopia (arcinota da un quarto di secolo), per corroborare la teoria secondo la quale il presidente OMS etiope è se non suddito almeno obbligato a eterna riconoscenza alla Cina
  • Definisce, come Trump, la OMS “una agenzia ONU a guida cinese” quando gli stessi dati da Gabanelli maldestramente riportati mostrano che la stragrande parte dei supporter e contribuenti dell’OMS sono americani, inglesi, tedeschi e giapponesi…
  • Non ha letto é il Guardian né il New York Times,
  • Non cita alcuna fonte che non sia preconcettualmente ostile alla leadership dell’OMS
  • Cosa forse peggiore di tutte, Milena Gabanelli è probabilmente ignara del rapporto col quale il Global Preparedness Monitoring Board organizzato da OMS e Banca Mondiale ammoniva, nel settembre 2019, della costante minaccia di “veloci pandemie di patogeni respiratori fatali“. Cara Gabanelli…

 

Insomma, giornalismo d’inchiesta de noantri, per palati molto semplici. Assai al di sotto del livello consueto.

 

 

Tesoretto

Pubblicato: 6 marzo 2012 da comuneblog in Luoghi comuni, Politica e mondo
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Gli italiani ultraslim, Guelfi o Ghibellini, che costituiscono il 90% della popolazione, proseguono imperterriti nella consultazione delle loro smilze fonti informative (Repubblica contro Giornale, Unità contro Libero, Foglio contro Manifesto, Tg3 contro Tg1, ecc.), cultrici di poco onorevoli luoghi comuni.

Oggi vanno di moda coloro che credono senza esitazione che basterebbe sconfiggere l’evasione fiscale per abbattere il debito pubblico. (Lo ha scritto anche la mia eroina Milena Gabanelli in un intervento sul Corriere, dal quale abbiamo desunto, ahinoi, che ella non sa cosa sia il PIL :().

Costoro non sono sfiorati dal dubbio che, ove le entrate aumentassero, le spese potrebbero salire proporzionalmente, o magari più che proporzionalmente, come sembra di evincersi già fin d’ora dal dibattito sul tesoretto. (“Dove spendiamo il tesoretto?”).

Tesoretto sul quale le perplessità nostre si affollano. Ci chiediamo ad esempio: se la “vera lotta” all’evasione fiscale è cominciata a Cortina, come può già esserci un tesoretto, visto che occorrono anni per recuperare i soldi evasi e, anzi, servono poi degli specifici condoni per implorare i ladri a pagare almeno una parte delle multe?

Oppure il tesoretto l’aveva creato già Tremonti? Ma allora perché se ne indora il Governo attuale?

Oppure, come sostengono alcuni, i funzionari dell’Agenzia delle Entrate hanno il bonus corrisposto in base ai contenziosi aperti e non a quelli risolti favorevolmente, e dunque stiamo pericolosamente attualizzando un valore futuro del tesoretto, per giunta farlocco perché sarà diminuito da tutti gli errori?