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Accontentiamoci

Pubblicato: 29 settembre 2017 da Paolo Magrassi in Politica e mondo
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accontentarsi-mai-o-forse-si-L-77UOIoMilena Gabanelli è per me, come per molti altri, una specie di eroina.

Anche gli eroi, beninteso, hanno comunque i loro difetti. Una volta scoprimmo Gabanelli ignara di cosa sia in realtà il PIL. Un’altra, ci toccò di vederla intenta a scagliare il suo Report contro le onde del wifi di casa, che sono pericolose più o meno come i broccoli al vapore.

In questi giorni, sul Corriere, Milena mostra di credere che Amazon sia una libreria online e che l’OCSE sia «finanziato dalla politica americana».

Direte voi: embè? Nessuno nasce imparato, bello mio. O forse è obbligatorio conoscere gli affaracci di Amazon e sapere cos’è l’OCSE? Bè, dico io, se su di loro incentrate un vostro articolo sulla prima pagina del Corriere, sarebbe bello che conosceste qualcosa in merito. O no?

Oggi come oggi, Amazon trae circa il 5% dei propri ricavi dalla vendita di libri. E l’OCSE riceve dai 35 paesi membri un contributo annuale proporzionale alla forza economica di ciascuno di essi.

Ecco così che è finanziata al 20% dagli USA e solo al 7% dalla Germania e 5% dalla Francia: ma vi basta sommare Germania, Francia, Italia e Spagna per ottenere un potere contributivo pari a quello degli USA. E dell’OCSE fanno parte quasi tutti i paesi europei.

E’ dunque avventuroso il sostenere, come fa Milena sul Corriere, che l’OCSE sia teleguidata dagli USA. Oltretutto, l’organizzazione ha sede da sempre in Francia, e da sempre è guidata da europei…

Condivido in toto l’aspirazione di Milena Gabanelli a far pagare le imposte ai bulli tipo Amazon, Apple, Facebook o Google, che, comodamente installati in Lussemburgo e/o in Irlanda, eludono il fisco nel resto d’Europa: sono solo un tantino meno convinto di lei circa le misure da prendere in pratica, poiché ad esempio pondero l’impatto ramificato che potrebbe avere l’istituzione di un’imposta sul fatturato anziché sull’utile.

A me piace il giornalismo d’inchiesta informato e rigoroso, diciamo stile New Yorker. In mancanza di ciò, e considerata la deplorevole condizione del giornalismo d’inchiesta italiano, accetto anche quello un po’ avventato e raffazzonato. Dunque, Gabanelli perdonata, nonostante gli strafalcioni.

r1188cover-306x-1374073020Fioccano le esegesi sulla copertina di Rolling Stone col papa, dalle quali si evince unanimemente il ruolo rock di questi…

Ovviamente, i giornalisti italiani non conoscono (né tantomeno leggono) la stampa americana. La considerano sempre “autorevole”, ma in realtà non ne hanno la più vaga nozione.

Se la conoscessero, saprebbero che da molti anni Rolling Stone contiene su ogni numero almeno un pezzo, a volte una vera e propria inchiesta, di politica, finanza, costume e altri argomenti da magazine generalista.

Quando qualche mese fa misero in copertina il terrorista di Boston, o quando si occuparono delle torture in Iraq, o quando se la presero con Wall Street, i redattori di RS non intendevano proporre i relativi personaggi per la Rock’n’Roll Hall of Fame…