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Fake news stagionata

Pubblicato: 2 maggio 2017 da Paolo Magrassi in Luoghi comuni, Politica e mondo
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La bufala dei prezzi “raddoppiati” con l’avvento dell’euro è da tempo uno dei tesori del gregge sovranista, grande consumatore di fake news.

Il grafico illustra chiaramente che l’indice dei prezzi al consumo restò imperturbato all’ingresso dell’euro. Il Post ha anche mostrato (beninteso, a chi sa leggere un articolo e non solo i titoloni) che il potere d’acquisto degli italiani crebbe dal 2002 all’inizio della crisi economica.

Le chiacchiere starebbero a zero, se di mere chiacchiere non si nutrisse il Popolo Sovrano…

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Alcuni interrogativi che ancora non vedo affacciarsi nel dibattito pubblico:

Di quanto diminuirebbe il PIL, se abbattessimo di 100 miliardi la spesa pubblica? La pubblica amministrazione spende grosso modo 800 miliardi/anno. Se arrivasse presto a spendere il 12% in meno, come nelle proiezioni del ministro Giarda, non mancherebbero anche degli effetti negativi.

Per esempio, meno acquisti della Sanità (un settore di spesa che è esploso negli ultimi anni) si tradurrebbero in meno fatture/lavoro per le aziende fornitrici e dunque meno PIL. Persino le eventuali diminuzioni degli stipendi inutili o delle false pensioni di invalidità potrebbero tradursi in meno PIL, perché causerebbero una contrazione dei consumi privati (e anche perché, credo, essi stessi fanno PIL).

D’altro canto, un effetto positivo, oltre all’arresto della crescita del debito pubblico (che dopo tante chiacchiere non è stata ancora aggredita), sarebbe che si potrebbero finalmente abbassare le imposte, il che favorirebbe consumi e libera impresa.

Mi piacerebbe vedere qualche calcolo / simulazione / discussione del trade-off tra i due effetti contrastanti.

Di quanto aumenterebbe l’inflazione, se gli evasori fossero costretti ad emergere? Gommisti, lavaggi auto, avvocati, piastrellisti, elettricisti, idraulici, commercianti, agenti immobiliari, eccetera eccetera, e tutti i loro fornitori, sono abituati da decenni a un regime impositivo ridicolmente basso. Diciamo che sono abituati a pagare un 10% di imposte, invece del 45% medio.

Se in pochi anni riuscissimo a far emergere diciamo la metà del nero, collocandoci a un tasso di evasione di livello francese, vuol dire che la metà di quella gente passerebbe, grosso modo, dal 10 al 45% di livello impositivo.

Essi dovrebbero dunque scegliere se abbassare proporzionalmente il proprio tenore di vita (Punto invece di Mini, Qashqai invece di Cayenne, investimento in garage invece che in appartamenti, mezza collina invece di Dolomiti, ecc.) o se alzare proporzionalmente i prezzi.

Diciamo che, comunque la si rigiri, una parte di quel 35% di tasse in più la riverserebbero sui prezzi. Quale sarebbe l’impatto sull’inflazione?

Completiamo questo trittico fiscale dicendo due parole sul personaggio dell’evasore più attivo, ossia quello che programmaticamente non emette ricevuta o fattura.

C’è tutta una gamma…

A un estremo si collocano coloro, in genere artigiani o collaboratori familiari occasionali (giardiniere, tappezziere, falegname, ecc.) per i quali la fattura è un oggetto misterioso e sconosciuto, così come la dichiarazione dei redditi.

Poi vengono quelli più attivi (e più ricchi), gli artigiani commercianti industriali e fornitori di servizi ai quali si accennava qui. Dietro di loro, non dimentichiamolo, sta una robusta filiera di grossisti e industriali che prosperano solo sul nero: se io non chiedo fattura al muratore, questi non la chiederà al grossista, che a sua volta non la chiederà all’industriale.

Per questa gente, la fattura/ricevuta è un oggetto mistico e un tabù. Mostrano di non saperne nulla e affermano che tutto dipende dal loro commercialista, dietro i cui misteriosi dettami amano trincerarsi. Alcuni hanno sviluppato un proprio rituale. I parrucchieri per signora, ad esempio, rilasciano sempre una ricevuta, ma rigorosamente pari al 30% dell’importo incassato. Se/quando tutta questa gente fatturerà, i prezzi saliranno enormemente e non so come si potrà controllare il fenomeno.

Siamo giunti all’estremo degli evasori attivi “colti”. Quelli che hanno sentito dire da qualche parte (magari dal Presidente del Consiglio dei Ministri) che se le aliquote sono troppo alte allora è normale che ci sia dell’evasione.

Come gli “onesti” che pagano “fino all’ultima lira le tasse in busta” e dunque poi ritengono un diritto quello di evadere l’Iva non esigendo le fatture, così gli evasori attivi colti sono degli ipocriti, sebbene a volte solo vagamente consapevoli (è più comodo esserci che farci, no?).

E’ pur vero, infatti, che accrescendo il carico oltre una certa soglia nella solita curva di Laffer (che fu inventata proprio in relazione a questo problema), le entrate fiscali non aumentano come si prevedeva perché cominciano a manifestarsi molte più evasioni / elusioni di prima.

Ma ciò non significa che quei comportamenti siano leciti o giustificabili: l’aumento dell’evasione con l’aumento del carico fiscale riflette un errore di politica economica, non un imperativo ineluttabile per il singolo.

Se si inaspriscono oltre una certa soglia le pene per i furti con destrezza, senza inasprire anche quelle per le rapine in banca, ecco che queste prenderanno a crescere, se con un rischio quasi uguale si può ricavare un introito molto più elevato: ciò non vuol dire che rapinare sia meglio che rubare o che sia lecito perché lo Stato mi ci ha indotto.

Capito, finti liberisti così svelti coi numeri di bottega ma a digiuno di Economia I?